Dolomiti Lucane : trekking in una dimensione spazio-temporale

Esistono nel mondo diversi luoghi in cui, camminando, ci si chiede non solo “Dove siamo?” ma anche “In che epoca siamo ?”.

Questi luoghi esistono anche in Italia; in quell’Italia che con senso di apparente disprezzo viene chiamata “minore”.

In realtà il senso di “minore” non viene riferito alla qualità del luogo ma piuttosto a quei ritmi lenti, silenziosi, ripetitivi, antichi in cui ci si immerge.

E’ inevitabile incontrare in questi viaggi anche gli inconfondibili marchi della “civiltà” : auto, cellulari, internet.  Il bello è che, contrariamente a ciò che avviene nelle giungle cittadine, questi moderni intrusi non sono riusciti a sconfiggere lo spirito vitale che protegge tali luoghi.

Quando si parla di ritmi lenti, di antiche tradizioni, di inspiegabili contraddizioni non si può non parlare di Lucania.

Questa terra orgogliosa custodisce gelosamente le proprie caratteristiche e le offre solo a chi ha l’animo giusto per coglierne l’intima essenza.

Quante volte sono stato sulle Dolomiti Lucane.

Lo sguardo, fin dalla valle del Basento, viene attratto da quelle guglie improvvise che tagliano il cielo e ti rimandano a luoghi lontani, ad antiche leggende, a masciare e briganti.

Ho avuto voglia, una forte voglia (quasi un bisogno), di ritornare a respirare l’aria magica di Pietrapertosa, Castelmezzano ed Accettura.

Il calendario ha offerto una grande occasione di tre giorni di cui l’ultimo coincidente con la  Pentecoste.

Questa ricorrenza, in queste terre, non ha un significato solo religioso ma è anche la data (fissata da secoli) del matrimonio degli alberi : il Maggio di Accettura.

… ma ….una cosa per volta !

Venerdì le previsioni del tempo allertavano per una sonora scaricata d’acqua nel pomeriggio inoltrato; il mio programma prevedeva un rientro in tempo utile.

E così non è stato.

A causa del traffico presente sul sentiero delle sette pietre ho ritenuto opportuno variare il percorso.

Dalla fiumara ai piedi dei due paesi ho immaginato un itinerario che con modesta ma insistita pendenza, risale alla Tempa del Muto per usufruire di un tratto  di asfalto e poi arrivare in vetta a Monte Tavernaro.

Il profumo delle ginestre ci ha accompagnato per tutta la salita. Una sensazione piacevole … fino all’avviso inconfondibile che l’acquazzone avrebbe anticipato i suoi tempi.

Una retromarcia improvvisa si è resa indispensabile e, immediatamente prima di scendere a rotta di collo lungo la sterrata, incontro Gelsomino Padula emblema del territorio di Castelmezzano e grande appassionato di natura e riti lucani. Rientrava dalla Santa Messa  alla Chiesetta della Madonna del Bosco. Una rapidissima chiacchierata fra due persone che non si incontravano da circa quindici anni e poi la saggia decisione di riprendere a camminare.

“Scusami Gelsomino, ma abbiamo una mezz’oretta di tempo e poi arriverà l’acqua. E’ giusto il tempo per arrivare alle auto”.

I nuvoloni neri sopra Pietrapertosa ci dicevano di alzare il passo.

Ci avevo preso in pieno, infatti mancava mezz’ora per le auto ma Giove Pluvio aveva deciso di regalarci un solo  quarto d’ora.

Nei quindici minuti successivi è venuto giù di tutto ! Grandine come nocciole, acqua con gli idranti e un freddo cane.

Una volta in auto avvertivo la necessità di strizzare gli indumenti…a cominciare dalle mutande ! Ma forse era meglio dirigersi in albergo.

Il Frantoio (a Pietrapertosa) non è cambiato per nulla. Purtroppo per la struttura, per fortuna per la cucina.

Già , la cucina. Io sarei a dieta ma Rachele, la proprietaria dell’albergo, mi ammonisce : “Qui non si fanno diete !”

Spero di sopravvivere !

Pietrapertosa è cresciuta molto negli ultimi anni. Non potendo essere stravolta nella sua struttura grazie al fatto di essere abbarbicata alle rocce, ha visto invece aumentare i B&B e i ristoranti. Un gran numero di volontari della Pro loco si da da fare per regolare il traffico, controllare i parcheggi e illustrare le bellezze del paese.

E’ facile intuire che questa improvvisa fama non è dovuta alle bellezze naturalistiche in cui è incastonata Pietrapertosa, ma all’invenzione del “Volo dell’Angelo” che attrae annualmente migliaia di visitatori.

Non è il caso di sindacare sull’opportunità o meno di trasformare in luna park questo angolo di favola, resta comunque il fatto che l’impatto non è devastante e che il Comune ne ha giovato.

Nonostante tutto ci sono cose che la modernità non riesce a mutare. Come dicevo prima; i tempi, le tradizioni, la semplicità.

Ho volutamente scattato alcune foto in bianco e nero affinchè si avesse il dubbio di come collocarle temporalmente. Scattate nel giugno 2017 ma potrebbe anche essere il 1917…

Bisogna entrare nello spirito di questa gente e non è assolutamente facile.

Le risposte approssimative dei proprietari dell’albergo potrebbero suscitare disapprovazione.

Ma come, dove sono obiettivi, efficienza e redditività ?  Tutto ciò, per un “cittadino”, è inconcepibile !

“Chi se ne fotte” questo è il giusto atteggiamento dei pietrapertosani.

La strada è stretta e a doppio senso; incocci uno che si ferma a centro strada e chiacchiera amabilmente con il cugino, la zia e Dio sa con chi altro.

Il cittadino che è in me vorrebbe uscire furioso dall’auto e cantarne quattro. Faccio fatica a trattenermi, cerco di capire ed immedesimarmi.

“Chi se ne fotte” è la filosofia del mio dirimpettaio. Ma non è una affermazione malefica o strafottente.

E’ solo un modo di vivere.

“Che fretta hai ? Sei a Pietrapertosa, amico ! Goditi questo posto !”

E così che capisci che chi sbaglia sei tu.

Senti la necessità di correre senza renderti conto del dove e del perchè ?

Riprenditi i tuoi tempi, apprezza questi profumi, guardati intorno !

E così inizi a muoverti anche tu “in bianco e nero”.

Sabato ci spostiamo nella zona di Gallipoli Cognato per affrontare un percorso di grande soddisfazione.

Da Caserma Palazzo prendiamo un sentiero fangoso che in discesa si immerge in un fitto bosco.

In poco tempo eccoci al Torrente Scannacapre.  Quella di fronte (se tanto mi da tanto) si dovrebbe chiamare salita Scannaescursionisti. Comunque la mia dieta inizia a funzionare e venti chili in meno si sentono tutti !

Una volta in cresta Emilio mi dice che avremmo dovuto girare a destra. Così dice la sua traccia sul cellulare !

E invece ce ne andiamo a sinistra ! Perchè so che è più bello ! E chiacchiere non ce ne vogliono.

Inizia quasi subito un ripido saliscendi sul crinale di Costa La Rossa seguendo l’istinto (visto che sentieri non se ne vedono e che GPS, carta e bussola servono a poco).

Pur sapendo che era la direzione giusta, si apprezza quella sconfinata voglia di perdersi.

Bosco, rocce, salita, discesa e poi … ancora !  E ancora !

Gambe e polmoni vanno a mille perchè grande è la soddisfazione per vista, udito, olfatto e cuore !

Dispiace capire che questa orgia di sensazioni sta per finire !

Sulla sterrata del Bosco Bellonia veniamo pizzicati dall’immancabile scaricata d’acqua, che comunque oggi sembra più benevola.

Ci aspetta una serata di tutto riposo, perchè domani….!

Sveglia e colazione prestissimo.

La messa in località San Nicola dovrebbe iniziare alle 7,00. Ovviamente, come anche noi, è in ritardo .

Un popolo di formiche silenziose riempie il pianoro ascoltando le parole di don Giuseppe.

Un silenzio religioso (non potrebbe essere diversamente) che ha però il sapore dell’attesa di qualcosa.

Quel qualcosa esplode subito dopo le parole di Zio Rocco a cui il sacerdote ha ceduto il microfono al termine della funzione.

Zio Rocco comunica la zona prescelta per l’espianto della cima.

Un boato sconvolge il silenzio del bosco.

La banda attacca un ritmo antico,

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guidata dai rintocchi del tamburo.

Quella gente silenziosa si trasforma in un popolo impazzito che urla e assale i furgoni parcheggiati lungo la strada. Il vino, protagonista indiscusso della giornata ( San Giuliano non ce ne voglia), scorre improvvisamente a fiumi. Onestamente, qualcosa mi dice che non era il primo !

La carovana senza regole si trasferisce qualche chilometro più in là. Proprio di fronte alla Caserma Palazzo.

Panini, focacce, salsicce…e ovviamente vino, vino e vino ! Ah, dimenticavo: anche il vino!

Magliette bianche oramai irrimediabilmente chiazzate di rosso.

Qualcuno inizia a strapparsele di dosso.

Dopo questa scena che certamente il sommo padre Dante avrà immaginato in non so quale girone, il popolo si dirige (ad un preciso segnale) lì dove sarebbe iniziato il cammino  per il taglio della cima.

La “cima” è un agrifoglio di svariati metri di altezza che verrà tagliato per essere unito in matrimonio al “maggio” , un cerro gigantesco, espiantato dal bosco di Montepiano.

La grande rivalità tra maggiaioli e cimaioli è palpabile ma si concluderà al momento dell’incontro in paese.

La “cima” quest’anno verrà prelevata da un bosco sulla strada per Oliveto Lucano. Mentre ci avvicinavamo al luogo, pensavo allo sforzo enorme che avrebbero dovuto fare i portatori lungo questo sentiero fangoso che, al rientro, sarà ancora più impegnativo perchè in ripida salita.

La devozione, la tradizione, la follia e… il vino, rendono possibile una fatica del genere.

Non voglio raccontare i dettagli di questo evento. Non ne sarei in grado e sarei certamente ingeneroso per non riuscire a ricreare quell’atmosfera magica alimentata dall’alcool e dai ritmi forsennati che la Bassa Banda fa rimbombare nel silenzio del bosco.

E qui forse vengono fuori le contraddizioni di questo popolo.

Si passa dal silenzio, dalla semplicità, dai ritmi lenti, dal “chi se ne fotte” ad un rito schizofrenico, esplosivo, irrazionale forse atteso per un intero anno.

Sei talmente preso da questa frenesia che, dopo un po’, ti senti uno di loro.

Solo la dieta e il senso di responsabilità (avrei dovuto guidare l’auto per rientrare a casa) mi hanno tenuto lontano dalle botticelle di vino. Maledetta razionalità del cittadino !

La giornata non sarebbe stata completa se non avessimo fatto visita anche al “maggio”.

Questo possente cerro era trainato da un numero imprecisato di enormi buoi. Lo abbiamo intercettato a pochi chilometri da Accettura mentre bipedi e quadrupedi si riposavano all’ombra consumando ognuno ilo proprio pasto.

Certamente non erano i buoi a mangiare tonnellate di sformati, pizze, focacce, paste al forno, salumi etc.etc.

E non provate a rifiutare se ve ne offrono ! Quello sì che sarebbe un peccato mortale !

I ritmi qui, al “maggio”, ritornano lenti. Anche la Banda è più moderata nella scelta musicale.

Uno zampognaro crea un ambiente particolare, antico e semplice.

I maggiaioli controllano le loro bestie a cui tocca, per solo questo giorno nel corso dell’anno, lavorare !

E’ vero, i ritmi non sono frenetici come per la “cima” ma vivi ugualmente un momento particolare che ti porta lontano da  guerre, violenze, speculazioni, scempi ambientali…

Faccio fatica ad usare questi termini dopo aver scritto di questa esperienza ma credo che i contrasti forti come questo servano per capire meglio le cose.

Respiri un’aria diversa, particolare.

Se ci pensi un po’ e chiudi gli occhi un secondo, capisci il vero significato della parola “pace”.

Tu chiamale se vuoi…

“L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni” (Paulo Coelho)

Spesso, troppo spesso, capita di ascoltare chi si lamenta di vivere una vita monotona, ripetitiva, vuota.

Probabilmente è perché in quella vita non c’è più spazio per le emozioni. Tale stato di fatto può crearsi per fattori esterni alla propria volontà (ma credo che i casi siano davvero pochi) o piuttosto perché si è scelto di chiudere la porta alle emozioni ed abbandonarsi all’apatia.

Non ho intenzione di sindacare in questa sede su come affrontare tale problematica; non ne ho la competenza.  E neppure la voglia.

Ho voglia invece di raccontare di una giornata particolare, piena di emozioni appena trascorsa.

Probabilmente a pochi interesserà ciò che scrivo ma lo faccio perché, scrivendo, si possano imprimere meglio nella mia memoria i dettagli di queste sensazioni.

C’è chi asserisce che le emozioni, in campo escursionistico, si possano vivere solamente dopo grandi fatiche, pericoli scampati e vasti panorami dalle grandi cime.  Questo è solo uno degli aspetti della filosofia escursionistica (sì, perché di filosofia si tratta).   Il bello dell’escursionismo è invece che le emozioni si possono nascondere nelle piccole cose, nei dettagli e, molto spesso, a poca distanza dalla nostra casa.

“ Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi “ (Marcel Proust).

Ed io ieri ho guardato con nuovi occhi un angolo di campagna del territorio di Palo del Colle in cui, in molti tratti, il degrado provocato dalla scelleratezza umana ha lasciato un immondo marchio sulla bellezza di queste zone.

Cumuli di spazzatura di ogni genere (si va dai copertoni ai mattoni, dalle bottiglie ai frigoriferi, da enormi buste di cibo per cani ai vestiti, e potrei continuare) accatastati scientificamente in alcuni punti quasi a non voler circoscrivere questo scempio in un unico sito.  Eppure tra una busta di rifiuti e l’altra resistono stoicamente ulivi secolari, trulli abbandonati, mandorli, cisterne, muretti a secco e due giganteschi pini.

Solo uno stolto non riuscirebbe a chiedersi “Perché ? “

Solo uno stolto riuscirebbe a dare una giustificazione.

La rabbia di dover assistere impotenti a tale scempio monta passo dopo passo.  E’ istintivo chiedere l’applicazione di pene severe a chi si rende responsabile di questo schifo, è naturale inneggiare alle forze dell’ordine che (come se non avessero altro da fare) dovrebbero controllare con servizio h24 ogni angolo del nostro territorio affinchè non venga oltraggiato da …. (scusate ma non trovo – o non voglio trovare – la giusta definizione).

La repressione, doverosa ed implacabile, comunque non sarebbe ancora sufficiente.

Occorre che si spieghi alle nuove generazioni l’importanza della tutela dell’ambiente. Occorre riempire le parole lontane e le spiegazioni teoriche con qualcosa di più concreto. Insomma si rende indispensabile che gli uomini e le donne di domani si rendano conto “sbattendoci il muso” di che cosa e perché bisogna fare o non fare.

Credo quindi che sia arrivato il momento di mettervi a conoscenza del fatto che questa esperienza escursionistica l’ho fatta in compagnia di oltre 300 bimbi (dalla materna alla media)   dell’istituto comprensivo “Davanzati-Mastromatteo” !

L’iniziativa fa parte di un progetto promosso dall’Oleificio cooperativo Paladino che vedrà interessanti sviluppi nel prossimo futuro.  La passione e la lungimiranza degli amministratori di questa azienda ha permesso di poter iniziare un percorso per la divulgazione della cultura del territorio.

Domenico Frisone, Presidente della Cooperativa, ha salutato i partecipanti alla giornata con questa frase “Domani non ricorderemo i passi che abbiamo fatto, ma le impronte che abbiamo lasciato “.

Si tratta di un arrivederci a presto perché, come ho già accennato, questo è solo il primo di una serie di passi per realizzare un progetto ben più ampio.

Si rendeva indispensabile scioccare questi bambini con la vista di spettacoli ignobili per poter scatenare una reazione. Per marchiare la loro memoria.

Personalmente è stata una esperienza entusiasmante quella di poter spiegare loro alcuni piccoli elementi della vita escursionistica. E’ stato divertente vederli con la manina alzata che chiedevano “Maestro !” e…via con le domande più incredibili.

Al primo cumulo consistente di spazzatura e stupidità ho chiesto loro “Vi piace questo spettacolo ?”.

All’unisono, un tuono : “NOOOO !”

“Come chiamereste la persona che ha fatto questo ?”

“Sporcaccione, insensibile, ignorante….”

“Allora adesso glielo diciamo !  Facciamo un coro affinchè ci possa sentire dalla sua abitazione !”

Un boato assordante è certamente arrivato alle orecchie degli zozzoni : “Scemo ! Scemo !”

Non riuscivo più a fermarli. Una volta acquietati, ripartivano spontaneamente ogni qualvolta avvistavano un cumulo di “monnezza”.

Sono stati eccezzzzzionali !  Il controllo degli insegnanti è stato ovviamente determinante ma loro, nonostante il caldo, si sono sciroppati in silenzio quei sei chilometri di spazzatura ma (non solo, per fortuna) anche di colori, sapori, profumi !

Al rientro in oleificio hanno voluto “darmi i cinque” prima di salutare me e la mia squadra (Michele, Rocco, Anna, Vito e Beppe) e sgranocchiare le bruschette con l’olio offerte dalla Cooperativa.

Emozioni !

Ma ieri c’era scritto che non potevo e non dovevo accontentarmi !

Appena il tempo di rientrare a casa, una doccia, un piatto di carciofi, una fetta di prosciutto e tre albicocche.

Un caffè.

Si riparte.

Ho dismesso gli abiti di escursionista sul campo ed ho indossato quelli di escursionista da scrivania.

Abito scuro con camicia nera: come di solito faccio quando con Vittorio andiamo a presentare il nostro libro “Lucania Fuori Strada”.

Di solito non sono superstizioso, ma in questo caso mi piace ripetere la consuetudine !

Eccomi di nuovo in auto con Carmela, Vittorio e Gino partire alla volta di Matera.

Ci siamo mossi con ampio anticipo ma questo ci ha permesso di apprezzare un piacevole pomeriggio primaverile camminando per il centro cittadino.

Non ho potuto fare a meno di prestare attenzione alle voci delle persone di cui la zona pullulava.

Ascoltavo accenti veneti, emiliani, piemontesi  (con che spirito  sono ritornati questi ultimi ?).

“Ma sono davvero a Matera ?”.

Poco dopo,  una ragazza aspirante sexy-diva avvolta da una nuvola di profumo, invitava, con idioma inconfondibile, una sua amica ad andare a …. ci siamo spiegati !  Ritornai alla realtà.

Presentiamo “Lucania Fuori Strada” a Matera.

In queste occasioni ho sempre il timore di apparire come un invasore che pretende di conoscere questo territorio meglio di chi ci abita. Non è certamente questo lo spirito che mi ha spinto a scrivere questo libro, ma piuttosto la voglia irrefrenabile di ringraziare questa regione ed i suoi abitanti per le sensazioni che ho potuto vivere.

Emozioni !

Ho detto in tante occasioni che alcuni decenni fa ho iniziato a (ri)studiare la storia dell’unità (?) di Italia solo dopo aver camminato attraverso i boschi lucani, guadato fiumi, raggiunto vette. Dopo aver toccato con mano la semplicità, l’ospitalità ma anche l’orgoglio di questa gente.

E la gente Lucana anche oggi mi ha arricchito nell’animo.  Sono venuto per parlare del mio libro e mi sono trovato invece di fronte ad una inesauribile fonte di storia, di storie, di letteratura con cui abbiamo piacevolmente trascorso due ore parlando come tra vecchi amici. Nuovi “vecchi” amici !

Ci sono persone con cui dopo l’iniziale e formale “lei” scatta istintivo il “tu”.  E non importa se di fronte hai un pastore o un docente universitario, un mendicante o un nobile possidente. Lo senti che la tua passione è la sua, che le emozioni (ancora loro !) sono le stesse.  Lo conosci da pochi minuti ma ti accorgi che lo conosci da sempre.

Aurelio Pace, consigliere regionale, si è lasciato travolgere dalle nostre pagine ed ora si “vendica” con una potenza di fuoco mai vista. Un vulcano di citazioni, di storie, di aneddoti, di testi . Ogni sua parola trasmette la passione lucana, evidenzia l’orgoglio del “brigante” (quello vero, non quello dei libri si scuola !), emoziona come un pino loricato, come la Madonna Nera, come u’ Rumit, come un ritratto di Crocco, come un peperone crusco, come una poesia di Rocco Scotellaro.

Avremmo potuto trascorrere ancora ore a narrarci addosso ma era il caso di rientrare.

La strada che va da Matera a Gioia del Colle è praticamente deserta.  Le curve ondeggiano lungo le distese di colline verdeggianti.

La chitarra sette corde di Yamandu Costa e la fisarmonica di Dominguinhos ci fanno compagnia in quella distesa di pace e silenzio. ( https://youtu.be/WnqKcLdman8 )

Il sole tramonta arrossando il profilo dell’orizzonte.

Quando un’alba o un tramonto non ci danno più emozioni, significa che l’anima è malata. (Roberto Gervaso)

 

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XIII Giornata Pugliese dell’Escursionismo

13 – 14 maggio 2017

Dopo la GPE, è prassi consolidata, scrivo qualcosa che tenti di riassumere fatti, immagini e sensazioni.

Ci provo solamente perché è assolutamente impossibile ricostruire l’atmosfera di queste giornate coinvolgenti. Chi c’era potrà riviverle, chi non c’era … avrà argomenti per pentirsi !

Stavolta scelgo però di iniziare il racconto dalla fine !

Sono distrutto da stanchezza, caldo, sonno, sete e dal mal di schiena che mi ha tenuto compagnia in tutti questi giorni. Sono da solo in auto, dietro di me una carovana di auto (vuote anch’esse). Il sole è tramontato da un bel pezzo. Stiamo andando a riprendere tutti i partecipanti che sono ai piedi di Castel del Monte da un bel po’ di tempo in trepidante attesa. La temperatura è crollata di almeno 10 gradi rispetto a solo qualche ora fa. La mole illuminata di Castel del Monte mi conferma che ci vorranno ancora pochi minuti.

Ad alto volume sto ascoltando un CD di Pedro e Cesar Camargo Mariano (vi consiglio di ascoltarlo mentre guardate le foto https://youtu.be/Mgd1802OUzM). La voce e il pianoforte si insinuano con dolcezza e prepotenza al tempo stesso nella mia mente. Sembra quasi che cerchino nella mia anima un anfratto ancora libero per farmi vivere altre emozioni. Mi accorgo che sebbene la mia soddisfazione sia direttamente proporzionale alla mia stanchezza, queste note stanno effettivamente colmando ancora quel piccolo vuoto. Un piccolo vuoto che è la differenza tra la felicità ed una grande e completa emozione.

In questi due giorni ho incontrato tanti appassionati di natura ed escursionismo: vecchi e nuovi amici che hanno “preteso” di condividere le sensazioni di questa manifestazione giunta oramai alla tredicesima edizione.

Scherzando si diceva che molti di noi, alla prima edizione, avevano ancora i capelli !

E forse proprio questa battuta mi ha permesso di comprendere come questo non possa più essere definito un raduno delle Associazioni escursionistiche di Puglia. Si è evoluto in qualcosa di più grande, di più complesso. E’ diventata l’occasione per vedere riunita una grande famiglia con una grandissima passione in comune.

Ritrovarsi dopo un anno come se ci fossimo salutati il giorno prima…darsi appuntamento per il prossimo anno come se ci stessimo accordando per incontrarci tra qualche giorno.

Come vorreste definire questo legame ?  Aiutatemi a dare una spiegazione comprensibile per tutti !!!

Mentre ci pensate io continuo nelle mie riflessioni.

Senza alcuna voglia di far polemica mi permetterei di far notare come oltre 100 perone hanno partecipato alle attività di queste giornate guidate non da un regolamento burocratico ma da passione ed amore per la natura.  E’ la prova di come non sia il numero che compromette l’equilibrio dell’habitat, ma una sensibilità particolare e , magari, un’esperienza costruita con anni di vita escursionistica.

Questo è il metodo più semplice, naturale, economico, coinvolgente per la valorizzazione (e la ovvia, conseguente tutela) delle bellezze della nostra terra.

Siamo passati da una “bollente” escursione a Lama d’ape alla visita di Cantina  Terra Maiorum, alla visita di Ruvo, ai bagordi (vino, musica e balli) della serata, per concludere con una lunga escursione che ci ha portato in un crescendo di emozioni fino a quello strano castello ottagonale che non finisce mai di stupire.

Sarei presuntuoso ed ingeneroso se tentassi di fare una cronaca dettagliata di queste due giornate. Spero che le foto possano rendere meglio l’idea.

A proposito delle foto… il mio mal di schiena mi ha tormentato al punto che non ho potuto utilizzare la mia Nikon nella giornata di domenica. Chiedo quindi ai tanti reporter presenti di inviarmi in ogni modo (mail, facebook, corriere espresso o piccione viaggiatore) i loro scatti di questi giorni per completare in maniera esaustiva l’album.

Siamo arrivati al punto dei ringraziamenti !

E’ un bel casino perché dovrei fare una lista infinita di Amici che hanno permesso che anche questa GPE fosse indimenticabile. Allora, sono certo, che mi consentirete di nominare solo alcuni di loro; diversamente renderei stucchevole e scontata la conclusione di queste riflessioni.

Grazie ad @Ugo Ted  e Pia che ci hanno accolto

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nella loro proprietà con una cordialità rara.

Un grossissimo grazie a Nicola Piarulli a cui “mancò la fortuna ma non il coraggio” !   Messo KO solo dalle libagioni, pizzica e mazurka, ha comunque coordinato in maniera professionale le visite a Corato e Ruvo nel pomeriggio del sabato.

Grazie a proprietari ed amministratori della cantina @terramaiorum, per la grande disponibilità.

Grazie alla Pro Loco di Ruvo di Puglia e all’Architetto Mario Di Puppo per la grande competenza ed entusiasmo dimostrati (nonostante i tempi ristrettissimi).

Grazie a @Michele Cornacchia e la sua band per aver animato in maniera ineguagliabile e murgiana, la serata di sabato.

Grazie agli amici di @areapicnicisuinidibagnoli che ci hanno rinfrescato e rifocillato prima dell’ultimo strappo in salita (con stanchezza nelle gambe e caldo e sudore su tutto il corpo).

Grazie, a livello strettamente personale, all’Amica infermiera che ha avuto il coraggio, durante la cena, di iniettarmi nel chiappone sinistro una miscela esplosiva di Orudis e Muscoril.

E, per concludere, ho voglia di ripetere i brindisi con cui abbiamo salutato la manifestazione ai piedi di Castel del Monte.

Brindiamo a tutte le mamme (a cui era dedicata questa GPE).

Brindiamo a tutti coloro che hanno camminato con noi.

Brindiamo a tutti coloro che non hanno potuto camminare con noi.

Brindiamo a tutti coloro che non hanno voluto camminare con noi.

Brindiamo a tutti  coloro che cammineranno con noi !

 

 

P.S.

Vi riporto alcune delle frasi impresse sul registro dei partecipanti…

“Grazie per l’impegno e l’entusiasmo !!”  N.L.

“ Io c’ero a tutte : non me ne sono persa una !”  C.D.

“Buona passeggiata !” G.S.

“E’ la mia prima volta. Spero di partecipare ancora” L.P.

“Buon cammino a tutti !” B.C.

“ Si cammina per conoscere, scoprire, trovarci”  A.R.

“Splendida giornata che prelude a conoscere, rilassarsi, imparare in compagnia di amici”  M.M

“ Buona giornata a tutti “ L.B.

“La natura ci faccia conoscere e amare noi stessi, gli altri e…”   S.S.

“Il bello della natura”  D.L.

“Benvenuti !”   C.L.

“ Insieme si progredisce anche nel cammino della vita”  Q.C.G.  e  F.A.

“ 🙂 “  C.C.

“GPE…Momenti di aggregazione … naturalmente insieme !!!”  F.G.

“ GPE …la mia prima volta con il mio nipotino !!! Spero che non sia l’ultima…!!!  C.P.  e  D.S.

“Grandi ! Grazie !”   M.I.

“Sempre insieme nell’amore per la scoperta, per tanti altri anni “  G.C.

“What a wonderful night !”  P.I.

“Ci piace così”  N.M.P.

“Viva la compagnia in campagna”  P.D.

“L’importante è partire “  T.C.

“Sentire gli odori del mondo”  R.F.

“Onorata di esserci“  P.Z.

“Quando l’uomo si unisce alla natura, l’unione diventa sacra e non la paura !!”  M.M.

“W il cinghialCorrado !”  V.S.

“Grazie di questa gradita e allegra compagnia”  V.I.

“Per sempre. Giornate dell’escursionismo Pugliese”   A.I.

“Continuare così. E’ sempre un piacere” S.B.

“Grande e stupenda iniziativa ! Alla prossima.”  A.S.

“Tutto VERAMENTE BUONO. Bella serata con amici di varie associazioni”  G.S.

“E’ sempre bello incontrarsi in questa occasione”  T.DM.

“W l’aria sana”  F.R.

“Grande iniziativa. W le Associazioni Escursionistiche”  C.M.

“ W la Puglia….”  A.G. e  MA.V.

“Beatitudine !”  G.P.

“Una giornata all’aria aperta”  V.L.

“Camminare in Compagnia : Associazione politicamente scorretta !!!”  R.P.

“Sono contenta di essere fra voi”  M.M.

“Ancora insieme per fondere in un magico crogiolo odori, profumi, sapori, colori e suoni. Insomma : per riempire il cuore di belle emozioni !”  C.P.

29 aprile 2017 : Danny lascia il Rifugio Altissimo

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Non so più quante volte sono salito su questo bellissimo monte ! Ho perso il conto; ricordo solo che avevo 12 o 13 anni quando ci salii la prima volta ! Conosco per nome ogni sasso eppure tutte le volte che salgo dalla strada normale cerco un nuovo scorcio, un nuovo gioco di luce…magari anche un camoscio nella zona di Busa Brodeghera. Le altre cinque cime del Baldo, separate dall’Altissimo per mezzo della Bocca di Navene, sono lì che ti controllano già dai primi passi. Prima di imboccare il primo tornante a sinistra non puoi fare a meno di notare i Lessini e Cima Carega (oggi imbiancata). In effetti solo ieri ha continuato a nevicare per quasi tutto il giorno. La neve (l’ultima di primavera ?) non ha creato alcun problema di viabilità, ma ha dato un tocco invernale alle cime più alte. La strada, costruita durante la prima guerra mondiale, sale gradualmente ed ogni volta che un tornante gira a destra, lo sguardo cade lì in fondo a sinistra dove (oggi la visibilità lo permette) si scorge la parte meridionale del Lago di Garda. Ogni tornante a destra scopre un pezzettino del lago, anche se, per poterlo apprezzare nella sua interezza, è indispensabile arrivare fino alla vetta poco più su del rifugio. Eh già ! Il rifugio ! E’ proprio lì che volevo arrivare oggi ! In questo fine settimana ci sono grandi festeggiamenti (anche se ci sarebbe davvero poco da festeggiare) perchè Danny Zampiccoli, gestore del Rifugio-Altissimo da 17 anni (questo numero mi ricorda qualcosa ….) il 30 aprile lascia l’incarico. Non voglio sindacare su chi abbia le responsabilità della scelta di Danny (sarà il tempo, forse, a farle emergere) ma mi sento di dire una cosa : sarei stupido e bugiardo se affermassi che non tornerò più a questo rifugio ma sono certo che non sarà più come prima ! Centinaia, migliaia (conferma “L’Adige” del primo maggio) di Amici di Danny sono saliti con la speranza di rendere a lui, ad Eva ed a tutto il suo staff, meno amaro questo giorno. Le foto e i filmati che circolano già sul web lasciano intendere che la simpatia di Danny abbia preso il sopravvento sulla tristezza del momento. Prima di fare l’ultima foto con Danny (sorridente, ovviamente) davanti al rifugio, sono rimasto solo sulla vetta a guardare il lago (da capo a piedi) e le vette imbiancate delle altre cime del Baldo, del Brenta, dell’Adamello e di tutti gli importanti rilievi ancor più lontani. Erano bellissimi, come al solito, ma mi è sembrato che quest’oggi fossero molto tristi !

 

 

 

 

da Ciccillo a Federico

Era da un po’ di tempo che mi frullava in mente un’idea malsana ! Congiungere idealmente (ed escursionisticamente) due importanti simboli del parco dell’Alta Murgia: Ciccillo (l’uomo di Altamura) e Federico II (Castel del Monte). Ero ben consapevole che si trattava di un cammino abbastanza lungo a prova di pazienza e scarponi ma l’idea era troppo intrigante per non poterla realizzare. Senza dare enfasi a questa edizione “numero zero” ho voluto provare l’esperienza con pochi affidabili camminatori. Era indispensabile testare sul campo la fattibilità del cammino prima di proporlo in maniera più allargata. Non era solo un problema di itinerario (anzi, quello lo avevo già ben chiaro) ma sopratutto di logistica. Vi anticipo che i suggerimenti raccolti in questi due giorni inebrianti, hanno già prodotto importanti modifiche per la prossima edizione; certamente sarà un cammino ancora più lungo ma con una tappa in più e poi…vedremo ! L’appuntamento era per le 7,30 di sabato mattina presso lo jazzo del Canale del Ciuccio dove avremmo stabilito il nostro “campo base” e dove Ugo e Pia avrebbero atteso pazientemente il nostro arrivo. L’inizio non è stato dei più esaltanti: l’autista del pullmino che ci avrebbe dovuto portare ad Altamura…si era perso. Il cellulare era irraggiungibile ! Risultato : l’inizio del nostro cammino è tristemente slittato di oltre un’ora. Dopo la visita alla casa dell’Uomo, dove siamo stati calorosamente accolti da Francesco Del Vecchio, abbiamo messo il primo di una lunghissima serie di passi (ore 10,20). E’ apparso immediato e prepotente l’ambiente che ci avrebbe accompagnato per due giorni (e per 56,6 km) : cielo azzurro, silenzio, verde intenso, colori forti ed un leggero vento (fresco quanto opportuno) che ci ha accompagnato lungo l’intero viaggio. La visita a Ciccillo è stata, per chi non l’aveva ancora provata, un’esperienza molto particolare. Ci siamo immedesimati nello spirito di quest’uomo vissuto 150.000 (qualcuno dice anche 200 o 250.000) anni fa che con i suoi miseri resti ha sconvolto le grandi teorie evoluzionistiche. Un uomo erectus-neanderthal non doveva trovarsi lì dove è stato trovato ! Istintivamente Ciccillo risulta simpatico sebbene nelle ricostruzioni appare brutto come pochi ! Il nostro cammino si snoda quindi su antiche piste della transumanza, lambendo il Pulo di Altamura e Masseria Vito de Angelis. Poco distante da Masseria Fiscale incrociamo una figura che basterebbe da sola a raccontare e a filosofeggiare sull’essenza della Murgia : Emar Orante, questo è il nome che si è dato. Il nostro viaggio continua fino alla sosta per consumare un rapido spuntino. Anna mi dice che ha qualche dolorino dietro ai piedi, ma rifiuta ogni controllo ed intervento di pronto soccorso. La strada riprende, larga, sinuosa e silenziosa fino a Castigliolo. Dopo qualche chilometro è doveroso una visita ai fratelli Picerno; Pasquale non c’è e Nicola mi saluta dal terrazzo della masseria. Qualcosa però mi dice che stava riposando… Una breve sosta alla Piscina della Mandria e poi via, dentro il fitto rimboschimento del Bosco di Bitonto. Masseria Pietre Tagliate ci appare solitaria ed imponente. Ci incanaliamo sulla pista di servizio dell’Acquedotto Pugliese. Dopo qualche chilometro facciamo una sosta nei pressi di Masseria Summa ed Anna conferma i suoi dolori ai piedi. Mi impongo e la costringo a controllare ! Purtroppo lo spettacolo non lasciava dubbi : per Anna era impossibile arrivare da Federico. Dopo accurata cura la abbiamo reinfilata negli scarponi e optato per una deviazione sull’itinerario originale. Era indispensabile farla trasportare al Campo Base in auto. Il caso (o forse no ?) ha voluto che Massimo e Floranna, che dovevano raggiungerci in serata, avevano anticipato la partenza ed erano nei paraggi. Dopo una ventina di minuti di sofferenza Anna era in auto. E per noi cinque rimasti il viaggio continuava. Attraversare una cava non è mai uno spettacolo indimenticabile…ma ci toccava farlo. Il tempo passava e c’era da risolvere una nuova emergenza. Avrei dovuto recuperare, alle ore 19,30, le due auto con coloro che avrebbero trascorso la serata con noi … e fra loro c’era Carmela ! Ad ogni passo avevo la conferma che mi sarebbe stato impossibile. Per telefono ho iniziato una serie di trattative che mi hanno tranquillizzato sulla riuscita del recupero delle due auto in arrivo. Ancora qualche chilometro ed eravamo alla Cantoniera di Gadaleta. Un breve tratto della Ciclovia del Parco e poi via, di nuovo, sulla pista dell’Acquedotto Pugliese che nel tratto terminale di questa giornata, riserva una discesa ripida e sconnessa fra roccette e vegetazione. La prova finale per le nostre gambe che, comprenderete, iniziavano a protestare per chilometri fatti. L’ultimo chilometro e mezzo è stato davvero pesante; ma la soddisfazione era tanta. Dopo 33,3 chilometri eccoci di nuovo al Campo Base; sono le 20,30. Ovviamente anche qui c’era un cambio di programma … perchè la cena era pronta. Bisognava avere coraggio…ho dovuto abolire la doccia ! Ugo e Pia non si sono smentiti e ci hanno dato la possibilità di degustare delle autentiche particolarità a base di prodotti della loro terra o dei produttori vicini. Eravamo in una stalla con stufa a legna e luci soffuse, immersi nel bosco, sotto un tappeto di stelle emozionante. Intorno alla stalla scorrazzavano cani, cinghiali, maiali neri, asini, pecore, capre, galline e non so che altro. L’ululato dei lupi in lontananza (ma mica tanto !) faceva da colonna sonora. E vi garantisco che tutto ciò lo avevamo accertato prima che il vino primitivo facesse il suo immancabile effetto ! Una serata perfetta , non si poteva chiedere di più ! Al termine i solo-mangianti (Carmela, Franco, Rosanna, Mimmo e Teresa) si imbarcati sulle autovetture riportandosi indietro una Anna affranta più per l’immancabile ritiro che per le stimmate che si ritrovava sui piedi. E a questo punto si apre una nuova pagina di questo viaggio. Dopo aver sistemato i tavoli su cui avevamo cenato, sono stati approntati materassini e sacchi a pelo per i sei maschietti (Corrado, Michele, Nicola, Franco, Alberto e Rocco) che avrebbero dormito lì. Michele (timoroso di eventuali assalti notturni) si è rintanato su un grosso tavolo, come se fosse sulle palafitte. Ancora non immaginava che il pericolo a cui andava incontro era di genere diverso. Solo chi ha vissuto gli anni del servizio di leva potrà comprendere ciò che è accaduto in questa improvvisata camerata…con la differenza che gli occupanti avevano superato da un bel pezzo l’età del servizio militare. Abbiamo spento la luce a mezzanotte. A mezzanotte ed un minuto si è levato fortissimo il russare di Nicola. Un vero capolavoro per gli esperti del settore ! Al termine (dopo circa una mezz’oretta) ha iniziato il controcanto di Franco che si è alternato in questo coro di sottofondo con Alberto. Il concerto è durato ininterrotto per tutta la notte inframmezzato dagli assoli di Nicola che ogni tanto ripartiva con temi sempre differenti. Quando all’alba le cose sembravano calme, sono iniziate le salve di contraerea. I fuochi pirotecnici di San Nicola sono ben poca cosa al confronto. I lampascioni di Ugo stavano producendo uno spettacolo da far impallidire Bruscella e Gargano ! Una volta esploso il botto finale è ripartito, come se fosse un concerto di violini, il russare alternato dei tre tenori ! Finalmente è terminato tutto; era ora di alzarsi. Il primo pensiero di tutto il gruppo è andato ad Anna che dormiva a casa sua, ignara dell’esperienza terribile che aveva evitato. Ottima la colazione (ancora con prodotti genuini) insieme a Massimo e Floranna che, avendo dormito in auto, risultavano perfettamente freschi e riposati. Ci raggiungevano da Castellana gli altri amici (Mimmo, Antonella, Sabino, Anita e Anna) che avrebbero percorso insieme a noi questa seconda ed ultima tappa. Alle nove e venti le giunture scricchiolanti ( per i 33,3 chilometri del giorno prima o per la nottata ?) si rimettevano in moto. Dopo un paio di chilometri di riscaldamento ci dirigevamo allo Jazzo del Demonio. Trovavamo il sentiero invaso da centinaia di turisti che andavano a visitare la struttura. E’ risultato lampante (dalle loro facce, dal modo in cui ci guardavano ma sopratutto dalle calzature ai loro piedi) che in un paio di minuti li avremmo superati tutti guadagnando un distacco sufficiente a visitare lo jazzo in santa pace. Lo jazzo del Demonio inconfondibile per la sua bellezza, il mungituro con la grande quercia e il ponte dell’Acquedotto sono un insieme paesaggistico unico della Murgia. Abbiamo pensato che sarebbe stato bello fare una piccola deviazione per passare sopra al ponte anche se questo ci sarebbe costata un po’ di ginnastica per lo scavalcamento dei cancelli; ma ne è valsa certamente la pena. Il cammino continua sulla pista di servizio AQP fra stretti muretti a secco, vegetazione fitta. La giornata è decisamente più calda della precedente, il vento è più leggero ma per fortuna c’è. Dobbiamo aggirare il “blocco” creato da Selva Reale. Un lungo percorso sulla perimetrale del Bosco dei Fenicia ci porta sull’asfalto su cui camminiamo per poche centinaia di metri prima di svoltare a sinistra. Ci reimmettiamo sul sentiero AQP dopo poco tempo. Inizia una lunga marcia su rettilineo e la fatica (per chi era al secondo giorno) inizia a farsi sentire al chilometro 14. Decidiamo di fare sosta-pranzo approfittando dell’ombra di Serra Cecibizzo. Inizia a sorgere in me il timore che il binomio caldo-stanchezza avrebbero reso infernale la salita finale verso il Castello di Federico. Comunque si era al punto del non ritorno, quindi… Dagli zaini (come se fosse la borsa di Mary Poppins o le mutande di Eta Beta) prendevano vita gli alimenti più disparati. Non è mancato neppure il caffè. Caldo ! La marcia riprende implacabile e poco più avanti avvistiamo la nostra meta. E’ incredibile come un monumento così noto e tante volte visto e visitato, abbia potuto suscitare gioia ed ammirazione. Sarà stata la suggestione ma la stanchezza stava diventando un ricordo. …ma c’era ancora la salita. Giunti a Sanzanello è stato indispensabile lasciare la pista di servizio per seguire un tratto della Ciclovia del Parco. L’attraversamento della ss 170 va fatto sempre con grande attenzione poiché si trova subito dopo una curva. Il momento della verità stava per arrivare. Il cammino continua su questa terreno, regno di cinghiali e lupi, su cui ogni passo messo riserva sempre uno scorcio degno di una foto o di un ricordo. Una sosta prima dell’ultimo implacabile tratto è d’obbligo. Ci fermiamo all’area pic nic “I suini di Bagnoli”, accolti da Aldo e consorte. Una bevanda fresca e un caffè servono per prendere fiato, riprendere energie e permettere a Rocco di ripristinare i piedi che vanno in fiamme. Tagliamo per campi seguendo le strette piste di cinghiali fino a incrociare nuovamente la ciclovia. Dopo una breve discesa inizia la temuta salita finale. Il caldo è evidente, la stanchezza anche. Ma avviene il miracolo ! Le gambe vanno, leggere come non mai; non c’è accenno di affanno. Dolori, caldo, stanchezza, timori spariscono all’improvviso. La salita ce la beviamo con un solo sorso ad una velocità insospettabile. Rocco cede per i dolori solo prima degli ultimi metri. L’ultimissimo tratto fino al castello lo facciamo addirittura di corsa ! La piazzola nei pressi della Taverna Sforza pullula di turisti di ogni età e latitudine. La nostra presenza non passa inosservata anche perchè esterniamo in modi anche inconsueti la gioia per l’avventura vissuta. Le facce dei turisti ci indagano curiose. Quando salendo gli ultimi gradini davanti al castello sorpassiamo alcuni che arrancano ansimanti, non possiamo fare a meno di comunicar loro quanti chilometri abbiamo percorso per arrivare fino lì. Non sappiamo se qualcuno di loro abbia avuto un attacco cardiaco una volta ascoltato : “Cinquantasei chilometri e seicento metri !” La foto di gruppo è obbligatoria e non abbiamo neanche faticato molto a trovare una volontaria per gli scatti. Una breve sosta alla fontana ricordando la piccola Graziella vittima ,qualche anno fa, di tre belve ai piedi del castello. Il pullmino, con un nuovo autista ci recupera sull’asfalto per riportarci da Ugo. Ma anche il cambio di autista non sortisce gli effetti sperati. Anche questo, approfittando evidentemente del fatto che io avessi “staccato la spina”, si perde miseramente nel budello di stradine asfaltate che portano a Bosco Scoparella. Dopo aver ripreso il controllo della situazione eccoci, finalmente, al campo base per i saluti di rito e la promessa di rivederci presto. Che dire ? La mia soddisfazione più grande non è stata quella di aver progettato e realizzato questo cammino ( che spero diventi presto un appuntamento immancabile per gli escursionisti sulla Murgia ); il ricordo più bello che ho di questi due giorni sono i ringraziamenti che ho ricevuto dai partecipanti. E’ impagabile la certezza di aver trasmesso positivamente la propria idea. E’ un motivo di gioia indescrivibile sapere di aver trasformato questa idea in un momento di aggregazione, in un veicolo di conoscenza del territorio, in un’occasione di riscoperta di storia, tradizioni e sapori antichi. E’ incredibile il fatto di essere riusciti a trasformare la fatica e il sacrificio in motivi di gioia e realizzazione. E adesso, meglio finirla qui … altrimenti mi vien voglia di ripeterla DOMANI ! Grazie a Carmela che mi ha consentito di realizzare questo sogno. Grazie a chi ha voluto camminare con me Anna Serenata, Michele Ferrara, Rocco Laviola , Nicola, Alberto, Francesco Mastromauro, Massimo, Floranna Guglielmi, Mimmo, Antonella, Sabino, Anita e Anna ). Grazie a chi ci fatto compagnia nella cena del sabato (Carmela, Teresa Gianfrancesco, Franco, Rosanna e Mimmo Tiptap ). Grazie agli splendidi padroni di casa che ci hanno ospitato e coccolato in maniera impareggiabile : Ugo e Pia. Grazie anche ai murgiani incontrati lungo il percorso ( Speleos Francesco, Emar Orante, Nicola e Aldo Sicolo). Grazie addirittura ai due autisti del pullmino ! Grazie, ovviamente, a Ciccillo e Federico uniti da oggi da questo lungo itinerario escursionistico. Grazie anche a chi, nonostante non abbia partecipato fisicamente, ha avuto la pazienza di continuare a leggere fino a questo punto.