Un Natale così

Che cosa fa il bravo escursionista nel giorno di Natale ? Cammina…mi pare ovvio !

Non sono soltanto i sensi di colpa delle abbuffate che mi spingono a calzare gli scarponi anche oggi.

Certamente non sono i -3° camuffati da un sole pieno e dalla assenza di vento.

Razionalmente avrei dovuto starmene davanti al camino con un buon bicchiere di teroldego, ma…

C’è una voglia irrefrenabile di vivere questo giorno di Natale camminando.

Non ho idea neppure di dove potrò arrivare; la strada per il rifugio Graziani è bloccata alle auto a causa di numerosi lastroni di ghiaccio. Troppo lungo e monotono sciropparsi chilometri sull’asfalto (seppure innevato).

E come se non bastasse c’è Carmela che mi chiede ripetutamente : “Ma dove andiamo ?”

Quando le ho risposto “Non lo so. Camminiamo e si vedrà “, le ho letto uno sguardo di odio. Non sta bene a Natale !

Allora andiamo verso la Valle degli archetti.

Se non troveremo molta neve, decideremo più avanti se arrivare a Bocca di Navene.

Intanto il mio zaino (notoriamente molto pesante) si arricchisce di una nuova zavorra : le ciaspole.

Non credo che serviranno ma è sempre meglio portarle.

Sul versante Sud la neve è davvero scarsa, ma dopo non lo so !

Ci muoviamo in un silenzio irreale in un bosco di faggi lungo una comoda pista forestale.

Il sole filtra prepotente cercando di riscaldare i nostri muscoli ancora gelidi.

Non c’è anima viva ! Anzi no ! Un rumore improvviso alla mia sinistra mi dice che abbiamo disturbato qualcuno.

Una coppia di caprioli che si stava abbeverando in un corso d’acqua che abbiamo appena attraversato, corre impaurita in cerca di un riparo.

Sono combattuto dal rimorso di averli disturbati o dall’entusiasmo che trasmettono fuggendo agilmente sulla neve. Saltano con le loro zampe esili mettendo in mostra l’inconfondibile culo bianco.

La poca neve scricchiola sotto i miei scarponi e mi accorgo (come spesso accade ai camminatori) di essere circondato da tanti volti noti. Sono voci e sorrisi che arrivano dal passato.

Vedo mio padre, i miei nonni, zii e zie … che hanno voglia di camminare con me in questa mattina di Natale.

Penso e ricordo.

Mi vengono in mente i Natali passati e cerco di resistere alla sensazione della nostalgia.

Inizia la salita e qui, sul versante nord, la neve è molto più abbondante. Non occorrono comunque le ciaspole e mi rendo conto di aver iniziato le serpentine iniziali della Valle degli Archetti.

Quella pista porta a Bocche di Navene…ma non ho informato Carmela.

Vedo che cammina di buona lena utilizzando la traccia che ho scavato. Mi rendo conto che può affrontare quella fatica.

Mentre le mie gambe si muovono istintivamente su quell’itinerario che ho percorso tante volte, mi vedo piccolo, con un Gesù Bambino in mano.

La processione che si faceva in casa rivive. Le candele tremolanti iniziano a perdere qualche goccia, scottando le mani.

Il canto ! Sento anche quello : “Tu scendi dalle stelle…”.

Vedo il grande albero addobbato ed il presepe in cartapesta realizzato dal nonno.

Sento anche l’inconfondibile odore !

Maledetta nostalgia !

Quel tempo è andato, quei volti anche.

La salita termina e c’è da attraversare la striscia d’asfalto che si è trasformata in una pista di pattinaggio.

Il rifugio è chiuso. Porte e finestre sono sigillate con lastre di acciaio.

Ma siamo arrivati fino qui e non ho intenzione di perdermi il panorama.

Il lago di Garda si stende ai nostri piedi. Una serie di cime nitide ed imbiancate lo circondano.

Il Carè Alto, l’Adamello ed il Brenta sono lì. Enormi e silenziosi.

Cerchiamo di mitigare il freddo mangiando un mandarino.

Ed ecco riaffiorare i ricordi. Il freddo che veniva combattuto con il braciere, una mostruosa stufa elettrica e, entrando nel letto, una borsa di acqua calda.

Le cartelle della tombola erano lì sul tavolo.

Quanti anni avranno ? E quanto saranno stagionati i fagioli e le fave che utilizziamo per segnare i numeri estratti ?

“E’ uscito il 27 ?”

“ Sessantaquattro ! Non settantaquattro !”

“ Chi ha fatto il terno ?”

“Tombola !”

Tra qualche giorno arriveranno i regali. A questo proposito rifletto sul fatto che da noi, i regali, non li portava Babbo Natale ma la Befana. Una vera sfiga ! Potevamo goderci i nostri giochi per pochissimo tempo prima di ritornare a scuola !

Il freddo è tanto. Resterei ancora lì per ore, ma mi rendo conto che Carmela è arrivata al limite della sopportazione.

Riprendiamo il nostro sentiero e lo percorriamo a ritroso.

Dopo un’oretta di cammino però mi vien voglia di deviare per Malga Fos-ce.

Si sale ancora. A tratti la pendenza è molto forte.

Non la sento, ma so che Carmela avrebbe voglia di bestemmiare. Non si fa così il giorno di Natale !

Dopo le ultime roccette ecco apparire il rifugio al centro di un pianoro innevato.

Ovviamente anche Fos-ce è chiuso.

Un bel tavolo in legno con due comode panche ci ricorda che abbiamo da consumare il nostro pasto. Panino con gorgonzola e pomodori ! Ricco pranzo di Natale.

L’aria è ferma ed il sole insiste.

E’ bello chiudere gli occhi e catturare il calore.

Mi accorgo che il vero calore non è quello che sento sul viso.

Ora ho capito.

Non è nostalgia ! E’ un piacevolissimo senso di benessere. Una gioia intensa.

I ricordi mi hanno fatto capire che quei momenti non erano importanti solamente quando sono stati vissuti.

Il vero dono di Natale che arriva da quegli anni lontani, sta nel fatto che, quei momenti, continuano a regalare felicità ancora oggi.

Mi rendo conto che sto condividendo l’attualità con le persone che non ci sono più, con quello che non sono più io, con chi è invecchiato.

I momenti sono importanti anche e sopratutto per quello che lasciano e che non può e non deve essere cancellato.

Il vero senso del Natale sta proprio in questo: riuscire a capire e ad apprezzare ciò che davvero più conta nella nostra vita.

L’impegno è quello dunque di riuscire a trasmettere queste sensazioni permettendo che possano attraversare il tempo senza alterazioni.

Mentre percorrevamo quegli ultimi chilometri che ci separavano dall’auto provavo una gioia esaltante.

Era la vera felicità per aver vissuto un Natale così.

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