Quando domani…

Il momento dell’escursione è la realizzazione di un desiderio, è la dimostrazione di essere vivi, è l’esplosione di emozioni…ma…

C’è un ma; anzi ! Ci sono una serie di “ma”.

Il giorno dell’escursione è anche il termine di un rito che dura giorni. Almeno, così è per me da tanti anni.

L’escursione inizia nel momento in cui si progetta dove andare: scegliere il periodo ed il luogo giusto.

Già da giorni prima inizio ad immaginare come potrà essere quel luogo, in quella stagione ed in quell’orario.

Come se non bastasse inizio a documentarmi su fatti, località, toponimi, leggende che caratterizzano il luogo dove ho deciso, per quella giornata, di moltiplicare i miei passi.

Non è mai una scelta facile. Anche se conosco bene quel territorio, mi rileggo la cartina per memorizzare ogni più piccolo dettaglio.

Se invece è un itinerario nuovo…allora le emozioni iniziano proprio nel momento in cui traduco le distanze, le curve di livello ed ogni indicazione che la cartina mi fornisce.

Il mio cammino inizia in quel momento perchè provo ad immaginare ciò che mi aspetta.

Può sembrare farneticante ma è fondamentale immedesimarsi nel posto dove camminerò !

Serve per poter vivere appieno il momento “fisico” dell’escursione, apprezzarne i colori, profumi e la storia.

In realtà serve anche ad altro…ma ne parliamo dopo !

La fase successiva è : andarci da solo o in compagnia ?

Nel primo caso dovrò fare i conti solo con me stesso.

La seconda eventualità presenta, invece, alcune problematiche.

Sarà infatti fondamentale essere estremamente chiari nei confronti di chi deciderà di partecipare all’escursione, per far sì che si presentino meno problemi possibile. E’ fondamentale che il gruppo sia omogeneo per capacità e motivazioni.

Questo vale sia che l’escursione programmata appaia semplice oppure complicata.

Per essere chiari : è deleterio permettere ad una persona poco allenata o alle prime armi di partecipare ad una escursione che richiede impegno ed esperienza. Così come è altamente controindicato proporre a chi desidera “emozioni forti”, una facile passeggiata di pochi chilometri.

La buona riuscita di un’escursione inizia proprio dalla capacità di rispettare ciò che si è proposto e le aspettative che si sono create.

Ovviamente esistono sempre gli imprevisti…non stiamo salendo su una giostra !

Ma l’imprevisto, a volte, è il sale dell’escursione.

Il giorno precedente è quello dedicato ad approntare l’attrezzatura.

Occorre controllare con cura lo zaino, le batterie di GPS, radio e fotocamera, cibo ed acqua, cartina…

La notte che precede l’escursione, spesso, è un misto di aspettative e di timori.

Il risveglio è sempre esplosivo. Tutte le operazioni si svolgono ad un ritmo rapido e meticoloso al tempo stesso.

Il viaggio serve a “creare” il gruppo; anche , magari, con una sosta per un caffè.

L’escursione è “solamente” la parte terminale di questo processo. Anche se è ovviamente la parte fondamentale.

Ciò che accomuna ognuno di questi momenti è anche un altro fattore.

Questo fattore è anche la risposta a chi costantemente mi chiede : “Ma non hai paura ?”

La risposta è semplice . “Sì !”

Aver paura è naturale, non è motivo di vergogna. E’ la reazione umana all’imponderabile.

Leggere attentamente la cartina, durante la fase di studio, genera “paura”. “Riuscirò a trovare quella traccia ?” , “Riuscirò ad uscire indenne da quel fuori pista nel bosco ?”, “Quel versante non sarà troppo ripido ?” “Se qualcuno si sente male o il tempo peggiora, quale sarà la miglior via di fuga ?”

Questi e tanti altri interrogativi mi affollano la mente. Follemente non generano tensione ma adrenalina e moltiplicano le aspettative per il momento del cammino!

“Tizio è idoneo per fare questa escursione ?”, “Potrò permettere la partecipazione ai bambini ?”

Sono interrogativi molto delicati a cui è bene dare fermamente una risposta. La sicurezza del gruppo è fondamentale, quindi, anche a costo di sembrare troppo duro, bisognerà essere decisi nel negare la possibilità di partecipare a chi non è ritenuto all’altezza.

Alla domanda “Posso portare il mio cane ?” la risposta è certamente “NO !”. Mi piacciono gli animali ma la paura di incontrare un animale selvatico sul percorso è forte e la presenza di un cane nel gruppo potrebbe portare a situazioni di estremo pericolo.

La paura di non aver caricato le batterie di riserva o di non avere tutta l’attrezzatura necessaria è strisciante e mi martella continuamente.

C’è poi la paura del viaggio. Il pericolo di un imprevisto, un incidente o di trovare la strada impraticabile…

Finalmente arriva la paura del primo passo.

Ripeto : non è cosa di cui vergognarsi !

Ho imparato in tutti questi anni che, mettendomi in discussione in ognuna di questa fasi, riesco a tenere altissima la soglia dell’attenzione. Questo mi ha permesso, fino ad oggi (facciamo gli scongiuri), di tenere in escursione un livello di sicurezza molto elevato.

Ad ogni buon conto il grande Walter Bonatti diceva che “ Il pericolo è quando si ha troppa paura o quando se ne ha troppo poca”. Le sue scelte in tema di alpinismo estremo lo hanno dimostrato.

Possiamo quindi affermare che la “paura” è un ingrediente fondamentale di un’escursione !

C’è però una “paura” di cui ho davvero…paura !

Non è l’immaginare il momento in cui potrei realizzare di non riuscire a tornare più a casa (questo in realtà mi è già accaduto…).

E’ qualcosa di più angosciante.

Quando domani, non sarò più in grado per malattia o vecchiaia, di far muovere le mie gambe lungo una sterrata, su un ripido pendio, su una cresta stretta, all’interno di un corso d’acqua, in un bosco fitto…

Quando domani i miei occhi non saranno più in grado di leggere una cartina o di apprezzare la bellezza che mi circonda…

Quando domani le mie gambe faranno fatica a scendere dal letto…

Quando domani i miei polmoni razioneranno l’ossigeno …

Quando domani il mio cuore non pomperà più a sufficienza …

Scusatemi ma questa non è paura. E’ terrore !!!!

Io non so se saranno sufficienti i ricordi a portarmi su una vetta, a camminare nella neve, ad isolarmi dal mondo all’interno di una foresta di faggi.

Non lo so perchè non so se questi ricordi genereranno sollievo o rimpianti.

La cosa che parzialmente dà sollievo a questi pensieri è il fatto che finchè potrò, lo farò.

Fino all’ultimo istante.

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