Il Treno Fantasma

Mi accade sempre !

Ogni volta che mi capita di camminare sulla tratta ferroviaria dismessa che univa Abriola a Pignola, accade inevitabilmente che le mie gambe si inoltrino in un passato nebuloso.

Non è sufficiente la vegetazione fitta, il vento teso e gelido o l’umido penetrante a distrarmi da questi pensieri che si perdono inesorabilmente in uno spazio lontanissimo.

Anzi !

Sembra addirittura che tutti gli inconvenienti presenti sul percorso amplifichino questa sensazione di slittamento temporale !

Quando i miei scarponi iniziano a calpestare quella che fu una fila di traversine, sento spuntare dalle rocce e dagli alberi volti e voci provenienti da tempi lontani !

Fantasmi ?

Non penso e comunque se così fosse non sarebbero così spaventosi come li raccontano !

E’ una giornata fredda di autunno inoltrato. A volte un raggio di sole tenta inutilmente di riscaldare uomini, piante ed animali. La foschia a fondo valle ed alcuni nuvoloni in lontananza non lasciano presagire una bella giornata.

Vedo una giovane e pallida contadina avvolta in abiti neri con in braccio un bimbo di tre o forse quattro anni. In silenzio salgono con qualche difficoltà su questa stretta carrozza che puzza di fatica e miseria. A pensarci bene non è “puzza” ma più semplicemente l’odore della speranza e della dignità di passeggeri silenziosi.

Con gli occhi semi-chiusi un uomo, dall’età indefinibile, stringe una valigia di cartone. I solchi sul viso sono parzialmente coperti dalla barba. Di qualche giorno, direi.

Un uomo, abbastanza giovane, lancia uno sguardo assente fuori dal finestrino. Vede boschi ricchi di giallo e rosso. Vede montagne silenziose. Sono così diverse da quelle dove ha visto morire tanti suoi compagni. Queste montagne sono buone ! Non ci sono trincee, fili spinati, mortai spietati. Non si può sentire l’urlo martellante della mitragliatrice. Eppure lui sente ancora le raffiche di proiettili, le esplosioni dei colpi di mortaio o degli enormi Skoda 305 millimetri. Vede ancora i corpi straziati dei suoi coetanei adagiati sui fili spinati. …e le urla ? Già ! Non riesce proprio a dimenticarle. E guarda con insistenza su quei rilievi in cerca di qualcosa che gli regali finalmente un po’ di pace. Riuscirà a dimenticare ?

Una lunga e buia galleria interrompe il suo incubo.

Una donna anziana con il volto di chi ha visto tanto (o troppo) nella propria vita attende di poter scendere alla fermata più vicina al cimitero. Quello di fare visita al marito deceduto oramai da più di venti anni è l’unico diversivo di una esistenza lenta e silenziosa.

Un signore ben vestito con una valigetta nera cerca di catturare con lo sguardo un raggio di luce che ha trapassato nuvole ed alberi. Deve essere un uomo importante : ha addirittura un orologio nel panciotto !

E’ il medico del paese che si reca a far visita a Peppino che è afflitto da innumerevoli mali ma si ostina a lavorare la terra e a vivere in solitudine in una baracca isolata.

I vagoni attraversano una curva su un ponte con altissime arcate offrendo prospettive e panorami unici.

Il treno si ferma, appena prima di una galleria, ed il macchinista scambia una chiacchiera con un uomo che era alle prese con la cottura del pane in un piccolo forno accanto alla casa cantoniera. Il profumo del pane arriva e risveglia il bambino che sgrana occhi e … naso.

Il medico comprende ed acquista un bel pezzo di pane caldo e profumato. Lo taglia e lo distribuisce ai passeggeri.

Appare come per incanto un passeggero di cui nessuno si era accorto; era il prete che andava a Potenza. Non rifiuta certamente quel pezzo di pane… lui procura solo il pane per l’anima !

Quel pezzo di pane riesce a trasformare il silenzio angosciante dei passeggeri in un momento di felicità suprema !

I miei scarponi procedono avvolti tra i rovi.

Cammino in un’esplosione di rosa canina e di agrifoglio.

Il vento fortissimo rallenta il mio passo e forse anche quello della piccola locomotiva che già arrancava di suo su questa salita.

Il sole proietta sulla sterrata la staccionata ricreando magicamente le antiche traversine.

La galleria lunghissima che passa sotto la Sellata è stata murata per evitare utilizzi inopportuni e pericoli vari.

Lascio gli antichi viaggiatori per un po’ di tempo.

Mi tocca risalire la ripidissima stradina asfaltata (ma come fa a reggere con quella pendenza ?), mastico un panino con la frittata prima di lanciarmi a capofitto sulla discesa che attraversa un fitto bosco di faggi.

Dopo qualche minuto appare la stazione della Sellata dove incrocio nuovamente il treno fantasma.

Il sentiero (una volta strada ferrata) si stringe sempre più. Sembra voglia trattenere i passeggeri su quel percorso.

La vegetazione, approfittando di decenni di abbandono, ha riconquistato quasi ogni spazio.

Solamente con un gran lavoro di cesoie, tanta ginnastica e fiumi di bestemmie irripetibili si riesce ad attraversare quella selva fittissima.

Quel procedere ancora più lento fa andare nuovamente il pensiero a quegli antichi viaggiatori e… mi scappa una considerazione.

Quel treno non trasportava solo degli esseri umani ma accompagnava i loro sogni, dolori, fatiche verso quello che speravano fosse un futuro migliore.

E’ passato quasi un secolo ed ancora oggi i poveri Cristi affidano le proprie esistenze ad un treno.

Che cosa è stato fatto per migliorare la vita di questa gente tanto umile quanto orgogliosa?

A giudicare dai volti che affollano le stazioni del giorno d’oggi, nulla !

Il progresso ha dato la possibilità di trasportare sogni, dolori, fatiche solo più rapidamente.

E forse più lontano.

Non è cambiato quasi nulla per questa gente !

La loro forza resta ancorata alla semplicità, alla caparbietà, all’orgoglio che i Lucani si tramandano da tempi antichissimi.

Mi accorgo che i pensieri stanno viaggiando molto lontano e che sarebbe riduttivo affidarli alle poche righe di questo racconto.

Raccolgo le mie energie fisiche e mentali per accompagnare il gruppo al punto d’arrivo (prima che i miei amici camminatori inizino ad avere intenzioni bellicose nei miei confronti…)

Prima di rientrare a Bari ho solo bisogno di un thè bollente per riscaldare le ossa.

Il cuore no…a quello ci hanno già pensato i passeggeri del treno fantasma.

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