Chi cammina ha fame

Bella scoperta !

Mi pare fin troppo ovvio che, dopo aver bruciato tante calorie, arrivi anche l’ora di rifocillarsi !

E’ altrettanto ovvio, però, che questa sia una lettura estremamente superficiale di un’affermazione tutt’altro che scontata.

Non è il caso di addentrarsi in discorsi legati alla scienza dell’alimentazione perché ci troveremmo costretti ad elencare i soliti alimenti divisi in : prima, durante e dopo.

Vi posso garantire che in nessuna delle tre possibilità si contemplano i cibi più gustosi, quelli che scatenano un’eccitazione seconda solo (e qui esagero…) alle fantasie erotiche !

Non troveremo certo i preziosi condimenti a base di soffritti, grassi, formaggi. Non sono previste idratazioni a base di primitivo, di grappe, di rosoli.

L’escursionista se ne farà una ragione e…non osserverà i consigli del nutrizionista !

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Niente paura… qualche giorno a regime e tutto rientra nella norma.

Intanto quei cibi DEVONO essere assaggiati; e il motivo è molto semplice.

Chi cammina (anche se molto spesso non lo sa) ha attivato la buona pratica della “Cultura del Territorio”.

Questa disciplina, troppo spesso dimenticata dalle scuole di ogni ordine e grado, dalle istituzioni o dagli enti preposti, è stata pazientemente curata ed alimentata (almeno negli ultimi quaranta anni ) esclusivamente dai pochi appassionati e da pochissime vere associazioni. Questi pochissimi “sacerdoti” del territorio hanno silenziosamente divulgato, raccontato, accompagnato, fotografato, archiviato, tramandato … ogni piccolo dettaglio di quella vita che riprende le voci e le tradizioni di un passato neanche troppo lontano.

Un muro a secco, una masseria, una grotta, una leggenda, un popolo: ognuno di loro ha una sua storia che merita di essere trasmessa ai camminatori di oggi e di domani. Noi siamo quelli che ci hanno preceduto e hanno voluto che diventassimo. Le nostre abitudini, i nostri atteggiamenti, i nostri desideri sono diretti discendenti degli equivalenti di secoli fa .

Anche il “mangiare”.

Ecco perché nutrirsi, per un escursionista, è sinonimo di “cultura del territorio”. Non sto certamente parlando di integratori o panini industriali ! Il mio riferimento è ai cibi che la terra offre durante le varie stagioni, consumati lì, sul posto: erbe spontanee e frutti. Ma non solo.

La cultura del territorio passa anche dai piatti semplici che furono alimento dei nostri predecessori e che oggi diventano nutrimento e cultura al tempo stesso.

Una pecora alla rizzola, un piatto di fave e cicorie, una pignatta di cicerchie, ma anche (allontanandoci dai confini murgiani) un peperone crusco, un arrosticino di pecora, polenta e luganega.

Ognuno di questi cibi va consumato RIGOROSAMENTE nella sua sede di origine. Orecchiette con le cime di rape consumate in un rifugio alpino fanno schifo e fanno ridere ! Ogni cibo ha la sua casa e la sua storia.

Solo in questo momento mi rendo conto di quanto sia pericoloso il racconto che sto facendo: se lo state leggendo prima di un pasto, probabilmente vi ho risvegliato “Alien” nello stomaco !

Allora provo ad evitarvi questo supplizio di Tantalo, invitandovi ad affrontare l’argomento da un punto di vista differente.

Fino a questo punto abbiamo parlato del cibo inteso come “carburante” (sebbene con importanti aspetti culturali) per il nostro fisico. Alimentarsi per ricostruire le forze fisiche consumate durante un cammino.

Potremmo definirlo brutalmente : Cibo per i piedi.

Se poi lo traduciamo in inglese (che mi dà un fastidio insopportabile ma che in questa occasione crea una simpatica assonanza) diventerebbe : “Food for feet”.

Potrebbe diventare addirittura una slogan pubblicitario ! Comunque non potrei averne l’esclusiva in quanto esiste già un gruppo musicale con questo nome.

E allora vi chiedo : che cosa cerca l’escursionista ? che cosa si aspetta dal prossimo itinerario ?

La risposta è molto semplice : emozioni. Sensazioni da vivere, raccontare, ricordare, condividere.

Queste sensazioni, anche nei momenti più difficili della nostra vita, improvvisamente ci riempiono il cuore. Ci aiutano ad affrontare difficoltà all’apparenza insormontabili. Ci fanno leggere gli avvenimenti da diversi punti di vista.

Queste emozioni sono la spiegazione del fatto che ritorniamo a casa fisicamente distrutti ma felici.

Non vi sembra quindi che le emozioni vissute possano essere a pieno titolo definite “cibo dell’anima” ?

Di questo alimento è vorace l’escursionista. Non smetteremmo mai di mangiarne a piene mani.

Riempire gli occhi di panorami, saziarsi di profumi, immergersi nei suoni della natura sono alimenti indispensabili per il nostro equilibrio. E non fanno neppure ingrassare !!!

Quante volte siamo partiti per un’escursione quasi sopraffatti da una preoccupazione per un problema lavorativo, familiare. Quante volte abbiamo trovato sollievo ai nostri affanni davanti ad un tramonto, al volo di un rapace, nel fitto di un bosco, fra rocce aspre, in fiumi gelidi, su infiniti pendii innevati ? Quante volte, in cammino, abbiamo affrontato con serenità una nebbia fitta o il buio pesto della notte o di una grotta ? E le scadenze di tasse, bollette e accidenti vari , che cosa sono diventate mentre abbiamo camminato in equilibrio su una cresta sottile con l’infinito ai nostri piedi ?

E se, durante un’escursione, si sono presentati pericoli improvvisi…siamo finalmente riusciti a comprendere quanto siamo piccoli, provvisori, insignificanti ?

E come definite tutto ciò se non “cibo dell’anima” ?

Anche qui, esistono ovviamente diverse difficoltà nella preparazione di questi cibi.

La preparazione di un piatto semplice ma al tempo stesso complicato, come il cinghiale in umido prevede tanti ingredienti dosati nei giusti momenti, attenzione, tempi lunghi, precisione nella cottura. Un’escursione lunga, con tanto dislivello e con qualche tratto esposto richiede le medesime cose del cinghiale in umido. Diventa quindi un cibo dell’anima che non tutti possono preparare.

Ma se io penso alla mia Murgia mi accorgo che i sentieri chiari, i dolci saliscendi, la possibilità di regolare la lunghezza del percorso, l’assenza quasi totale di punti esposti…ne fanno un cibo dell’anima per tutti. Un cibo semplice, buonissimo, popolare. Come il pane caldo, profumato, appena sfornato. Un cibo dell’anima per tutti !

Il vero escursionista sa bene come procurarsi questo cibo. E sa bene che non esistono controindicazioni. Sa perfino che può continuare a cibarsi di queste prelibatezze anche senza scarponi ai piedi o zaino in spalla.

Come ?

E che diamine ! Lo avete appena fatto.

Leggendo !

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