I Custodi del Tempo

Lo sapevo.

E lo sapeva anche la dozzina di audaci scarpinatori che avevano deciso di seguirmi questa domenica.

La fatica sarebbe stata tanta ma sarebbe stata ampiamente ripagata.

Mi hanno seguito “sulla fiducia” !  Sapevo bene però che sarebbe stata una giornata ricca di emozioni !

Sveglia presto, anzi prestissimo.

Circa tre ore di viaggio ricche di aspettative. Terranova del Pollino…non è proprio dietro l’angolo !

Scarponi calzati in un amen. Zaini in spalla. Una voglia di vivere che non poteva certo arrendersi sulla prima salita !

Il lago Duglia ha assistito silenzioso, forse un po’ infastidito dal vociare (sebbene controllato) che andava ad alterare il magico silenzio di quel luogo a 1375 slm.

Poco dopo, la salita, comincia a dettare i tempi inerpicandosi in un fitto bosco e lasciando un attimo di riposo al Lago Fondo. Questo angolo immerso fra le rocce, ricco di silenziosi abitanti, si lascia fotografare. Pigro.

La salita procede senza tregua fino a Pietra Castello. I pini loricati apparsi quasi improvvisamente, fanno da scenografia ai primi piani, alle foto di gruppo e agli immancabili “selfie”.

Un tratto in falso-piano lascia credere che il peggio sia passato.

Ed invece no : la pendenza riprende inesorabile ma (miracolo) sembra non pesare più !

Il bosco fitto e muto ci incita a continuare e, anch’esso, inizia a promettere splendide sensazioni !

I grandi faggi e gli abeti bianchi ci assistono nella fatica.

Una rampa ripida e sassosa ci scaraventa improvvisamente alla Grande Porta.

Uno spettacolo nuovo si apre ai nostri occhi : il grande pianoro fa da palcoscenico alla distesa di Pini loricati, alle vette del Monte Pollino, di Serra del Prete ed ai rilievi lontani, nascosti da una fastidiosa foschia. E’ facile riconoscere le sagome del Monte Bulgheria e del Coccovello, affacciati sul Golfo di Policastro.

Dopo una breve pausa per riprendere fiato, non può e non deve mancare una religiosa visita a Zi’ Peppe che dorme adagiato su un fianco, colpito a morte dalla mano idiota di un vandalo.

Neppure il fuoco ha scalfito la sensazione di grande potenza che, ancora oggi, esplode da quei resti scheletriti !

La lunga distesa dei Piani di Pollino dà una breve tregua alle nostre gambe che, ben presto, si trovano ad affrontare una nuova faticosa salita.

Ma adesso è diverso : l’adrenalina generata dalla vicinanza fisica dei tantissimi Pini Loricati ci spinge fino alla prima vetta di Serra delle Ciavole : 2127 metri da cui si dominano le valli circostanti. La Timpa di San Lorenzo e le ripide pareti delle Gole del Raganello sono lì, sotto di noi. Si riesce a distinguere l’arco del Golfo di Taranto.

Non è ancora finita.

Saliamo sulla seconda vetta di Serra delle Ciavole (di 3 metri più alta della precedente), aggirando il difficile gradino di roccia. Affrontiamo l’ultima salita fra roccette e ginepri spinosi.

La sensazione è molto diversa : ci rendiamo conto di essere in un non-luogo.

E’ una dimensione senza tempo.

Maestosi giovani Pini Loricati continuano l’opera dei loro antenati : in un silenzio spettrale custodiscono da secoli il tempo, che qui assume logiche diverse.

Fieri e contorti vigilano anche sui resti dei loro predecessori che, rinsecchiti, giacciono spesso al suolo. Altri, ancora in piedi, resistono ostinati alla morte.

 

Queste figure spettrali sembrano improvvisamente prendere vita, danzare, avvinghiarsi, cercare un tuo abbraccio…

E’ difficile, se non impossibile, descrivere la bellezza di questo luogo e di questo momento !

Si riesce a palpare l’anima di questi “cavalieri templari”, si respira aria di libertà, si ascolta il fragore del silenzio. Occhi e cuore immagazzinano voracemente ogni piccolo dettaglio, ogni riflesso, ogni scorcio…e non ci si accorge che la fatica è , d’incanto, scomparsa !

La discesa racconta di gente felice, di emozioni custodite gelosamente, di respiri intensi e di animi leggeri. Quindici chilometri e quasi mille metri di dislivello complessivo: sono solo dei numeri.

La parte più importante è quella che ognuno di noi conserva dentro di se’.

Forse, qualcuno, dopo questa descrizione, penserà che si tratti del racconto di chi, per la prima volta, sale in questi luoghi.

Non è così. Sono salito innumerevoli volte al cospetto dei “custodi del tempo” ma non riesco a restare indifferente alle emozioni che ogni volta riescono a regalare.

Se salissi nuovamente domani, scriverei le stesse cose !

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