Due occhi ci guardano

In questo sabato di fine agosto il caldo riempie il litorale rendendolo un girone dantesco in cui auto, moto e bipedi urlanti si trascinano immersi in nuvole di fumi provenienti da tubi di scappamento o da friggitorie e “fornelli” improvvisati.

L’umidità fa impazzire il sudore che si impasta con gli odori di pesce  e di carne alla brace attaccandosi impietosamente a maglie e camicie.  I più fini non ne usano.

E’ anche ricominciato il campionato di calcio quindi gli argomenti per una sana discussione non mancano.

Fioccano bestemmie e si levano al cielo voci sguaiate.

Se l’inferno è lì, io vado dalla parte opposta.  Chiamatemi pure asociale, maniaco, folle. Fissato !

Non è certo il caldo che mi spaventa ! E’ il mix esplosivo che si crea quando questi ingredienti si trovano a così stretto contatto fra di loro. Ma il mio non è spavento. E’ fastidio.

Non c’è poi bisogno di andare molto lontano per immergersi in qualcosa di molto differente e per vivere esperienze che resteranno certamente indelebili.

Circa mezz’ora di auto e sono a Quasano.

Non che questo borgo offra immediatamente sensazioni idilliache. Anche qui ad alto volume si diffonde musica caraibica a beneficio di un centinaio di ballerini che in piazza si esibiscono nei famigerati “balli di gruppo”.

Arriva anche un sottile filo di fumo all’aroma di cervellata.

La temperatura, almeno quella, è più che accettabile.

Mi aspettano una ventina di persone per farsi portare da me più lontano possibile; in un altro mondo.

Sono sicuro che non sarà difficile accontentarli.

Bastano una ventina di minuti a piedi per essere fuori da quel caos.

La luna è nella sua prima fase di crescita e lascia la scena ad un tappeto di stelle.

A volte, durante il cammino, (la luna) tenta di farsi notare  ora adagiata sulla chioma di alberi lontani, ora trasformandosi in uno spicchio rosso.

Il Grande Carro, la Stella Polare e Cassiopea la lasciano fare. C’è spazio per tutti.

I miei compagni di cammino mi seguono in silenzio apprezzando l’aria fresca ed il profumo del timo serpillo che da sotto le nostre suole si sprigiona nel buio.

Dopo una sosta in una antica masseria abbandonata ci rimettiamo in cammino in un bosco fitto. Dopo circa un chilometro, fra le antiche roverelle e gli alti fusti del rimboschimento, sapevo che avremmo trovato qualcosa che avrebbe attratto la nostra curiosità.

Non sono un veggente; ci ero passato il giorno prima per un sopralluogo precauzionale.

L’avevo notata ed avevo memorizzato il punto esatto.

Ne avevo la certezza  ma chiesi a Rossella  la conferma della mia intuizione.

Non c’è dubbio alcuno.

Quella è una fatta di lupo.

In pochi istanti l’attenzione dei camminatori fu attratta da una volgarissima cacca !

Il pensiero di tutti però andava a chi la aveva deposta in quel luogo. Lui era stato lì dove ora eravamo noi.

Le fatte del lupo sono facilmente riconoscibili perché deposte in bella evidenza; un monito a chi passa da quel punto. E’ facile riconoscere anche chi fosse la sua preda. O le sue prede.

In questo caso la peluria bianca era appartenuta certamente ad una pecora. I ciuffi di peli più scuri provenivano da un cinghiale adulto.  Si intravedevano anche dei pezzettini di ossa.

E partendo da quello che vedevamo è stato facile raccontare dei lupi e del fatto che l’unica testimonianza scientifica da cui risulta esserci stato l’attacco di un lupo ad un uomo, la hanno descritta  i fratelli Grimm in “Cappuccetto Rosso”.

Qualcuno obietta che c’è anche “I tre porcellini”, ma i tre erano appunto…porcellini !

In realtà la personalità e  le abitudini del lupo sono temi affascinanti in cui è facile perdersi.

Riporto solo alcuni brani de “La via del Lupo” di Marco Albino Ferrari (ed. Laterza) per dare un’idea di cosa significhi essere lupo.

Superfluo il consiglio di leggere  tale libro.

“I lupi ululano per diversi motivi, per esprimere un sentimento di solitudine quando sono lontani dai componenti del branco, per rafforzare il senso di appartenenza la gruppo, per caricarsi prima della caccia e soprattutto per affermare l’occupazione di un dato territorio.”

“Il momento dell’accoppiamento è particolarmente critico, in cui i lupi sono più nervosi e l’equilibrio del gruppo tende, per così dire, a essere messo in discussione da un nuovo ordine possibile. La femmina alfa vigila costantemente sulle altre femmine che nessuna si accoppi. Solo lei può riprodursi.

Poi la coppia alfa, che per tutta la vita rimarrà fedele, si apparta e un altro ciclo vitale ha inizio.

Dopo una sessantina di giorni la lupa scava una tana e attende il momento del parto. A quel punto tutto il gruppo contribuisce cooperando ordinatamente per proteggerla. Le portano il cibo sulla soglia, vigilano che nessun intruso si avvicini. Nel branco c’è eccitazione, quasi un’aria di festa. I vari componenti si leccano reciprocamente, giocano tra loro, dimostrano un’eccitazione tutta nuova scatenata dall’evento che sta per accadere. Ai primi di maggio arriva il momento della nascita. I cuccioli sono tremanti, ciechi, indifesi, tutti ricoperti da una peluria nera.”      

Dopo la nascita vengono spostati dalla mamma in luogo più sicuro. La mamma li prende in bocca e li trasporta. Da qui “In bocca al lupo” che vuole essere l’augurio di trovarsi nel posto più confortevole e sicuro. Ecco perché è sbagliato rispondere “crepi”. La risposta giusta dovrebbe essere “lunga vita al lupo”.

Ed ancora Marco Albino Ferrari :

“Ecco che un’ombra scivola silenziosa dal fitto del boschetto. E’ lui ! Il lupo.

Si approssima con un’andatura trotterellante, elegante, elastica. I suoi passi lo conducono verso di noi. La sua sagoma si fa più nitida. Poi si ferma a pochi metri dalla rete schermata.

Rizza le orecchie. Si agita. E’ nervoso. Capisce che qualcosa di inconsueto sta accadendo intorno a lui. Interroga l’aria con il naso. Guarda a destra e sinistra. Si avvicina ancora di più. Ora si trova a non più di cinque metri…

… gli occhi, la parte del corpo che più lo contraddistingue, sono ampi, espressivi, gialli, luminosi.”

Parlavamo di lui ed il tempo passava. Era il caso di riprendere a camminare poiché mancava ancora molto all’arrivo.

Il resto del percorso offrì ancora spunti di interesse : jazzi, piscine, antiche piste.

Eppure il pensiero di tutti andava a lui, a quell’animale così fiero e schivo ma anche così perseguitato dalle leggende e dalla cattiveria dell’uomo.  Quest’ultima è forse generata dall’invidia che noi umani proviamo per questo animale coraggioso e libero. Libero !

Sono pronto a scommettere che prima di rientrare al punto di partenza ognuno di noi ha pensato guardando verso il bosco:

“Due occhi ci guardano !”

La via del lupo
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