Perchè c’è

Cammino da tanti anni, mai troppi, e sono abituato a quasi qualsiasi cosa mi possa accadere prima, durante e dopo il percorso.

Una delle cose più complicate da comprendere è il fatto che tanti non comprendano.

Eppure dovrebbe essere molto semplice !

Escursionismo non significa gareggiare, vincere qualcosa o pavoneggiarsi per “l’impresa”.

Chi cammina lo sa bene : si cammina per vivere sensazioni, per immagazzinarle in modo vorace, per guardare il mondo con occhi diversi (come disse Marcel Proust), per vivere al ritmo dei nostri passi, per …. ed è inutile continuare.

Chi cammina lo sa bene, chi non cammina (mi spiace per loro) non può capire.

“Ma chi ve lo fa fare ?! Tanti chilometri ! Con questo caldo !”

Questa è una rapida rassegna dei commenti più comuni che ho dovuto ascoltare prima, durante e dopo la quarta edizione della Notte Bianca dell’Escursionismo.

Non c’è bisogno di guardare in faccia chi lo sta dicendo. Dal tono della voce o dal modo di scrivere, immagini il volto del tuo interlocutore.

Un misto di commiserazione, incredulità, sufficienza, paura, muovono le loro considerazioni.

Quando mia madre ha chiamato allarmata Carmela chiedendole come mai, dalle tre del pomeriggio della domenica, stessi ancora dormendo (ed erano le nove) ho compreso ancora una volta che chi non cammina non può comprendere.

30 ore senza dormire e 40 chilometri sotto le suole dovrebbero essere una spiegazione sufficiente…

Ogni cammino, anche il più lungo, inizia sempre con il primo passo.

E il primo passo lo abbiamo mosso dalla Fattoria della Mandorla a Quasano. Erano le 18,15 di sabato 5 agosto 2017.

Temperatura di appena 37° !

All’inizio è più facile.

Non sei stanco, c’è la scarica di adrenalina ed è meglio non pensare “Quanto manca ?”.

“Quanto manca ?” è il peggior pensiero che possa impadronirsi della mente e dello spirito dell’escursionista. Sopratutto su itinerari così lunghi.

Il gruppo comunque (nove alla partenza) promette bene. Ho controllato più volte il GPS sul rettilineo iniziale (due chilometri dopo la partenza) per avere la certezza di ciò che leggevo . La media era tra i 5,5 e i 6 chilometri orari !

Non era un gruppo di escursionisti ; era il “Murgia express” !

“Non durerà” pensavo. E mi sbagliavo.

Nonostante il caldo il ritmo era frenetico ma questo non ci evitava di apprezzare il panorama silenzioso in cui eravamo immersi.

Lentamente iniziavamo ad abituarci al caldo e apprezzavamo con grande soddisfazione quell’alito di brezza che saltuariamente ci correva incontro.

I cinghiali attendevano pazientemente un momento più fresco per venire allo scoperto; nel frattempo erano lì, da qualche parte, stravaccati all’ombra del bosco e, forse, ci guardavano (anche loro ?!) con aria di commiserazione…ecc.ecc.

Puntuali e stoici invece apparivano nei punti prestabiliti i nostri due angeli custodi (Nino e Rocco) che si stavano immolando per darci supporto durante tutto il cammino.

Il loro compito, anche se può apparire semplice, in realtà è estremamente delicato. Occorre conoscere il territorio e riuscire a districarsi fra strade sterrate, vegetazione, difficoltà di comunicazione e … sonno !

Dopo poco più di sei chilometri ecco che la brezza ci viene in aiuto e i colori iniziano a mutare.

Il sole si abbassa lentamente, arrossando il cielo ed oscurando la terra; vorrei fermarmi a fotografare ancora e poi ancora.

Il senso di responsabilità mi dice che, invece, dobbiamo proseguire il cammino.

Decido all’improvviso di deviare a destra su un sentiero mai fatto per evitare antipatiche discussioni con il pastore e alcune centinaia di pecore che hanno invaso l’itinerario programmato.

Il sentiero “sconosciuto” sebbene si ricongiunga dopo un paio di chilometri con quello iniziale ci riserva una “piacevole” sorpresa.

Vegetazione non molto fitta ma alta e spinosa che ci ha massacrato “cannedde” e polpacci.

E’ il prezzo da pagare quando si sceglie di camminare con pantaloni corti !

Il buio è già sceso ed una luna quasi piena (manca un pezzettino piccolo piccolo) ci illumina la strada proiettando a volte le nostre ombre sullo sterrato.

L’aria non è fresca ma è decisamente più sopportabile di quella della partenza.

Sarà perchè il buio trasmette una sensazione di fresco o perchè i nostri sensi si acuiscono percependo suoni e profumi che, diversamente, sarebbero rimasti proprietà indiscussa degli animali selvatici.

Ogni tanto le nostre gambe ci richiedono una breve sosta ed allora ci sediamo comodamente su muretti a secco o, meglio, ci stravacchiamo per terra.

Appaiono come fantasmi dal buio e dal passato antiche costruzioni, oramai abbandonate, che erano state un tempo simbolo di sudore, fatica, vita e ricchezza.

La piscina Cortogigli e dopo un po’ lo jazzo omonimo. Di fronte un “mungituro” ben conservato. I passi scricchiolano sul pietrisco, le voci violano quel silenzio immobile, le ombre avanzano imperterrite.

In quel luogo ho travato un paio di volte delle fatte di lupo. La sua presenza è quindi certa !

Eppure tutti i nostri movimenti si susseguono con la massima naturalezza, senza timore alcuno.

Chi ha paura del lupo cattivo ? In realtà c’è solo un testo in cui viene minuziosamente descritto l’attacco di un lupo nei confronti di un uomo. Si tratta di “Cappuccetto Rosso” ! Il lupo infatti è molto schivo e, prima di attaccare l’uomo, predilige certamente prede più facili ed appetibili.

Siamo allo Jazzo del Demonio, dove è prevista la cena e il riposo.

Siamo arrivati con 90 minuti di anticipo !!!

Entriamo nel mungituro e ci accomodiamo sotto la grande quercia. Consumiamo il nostro pasto a base di focaccia, mozzarelle, scamorze, taralli, frutta, vino e acqua e poi acqua ed ancora acqua.

Non potete immaginare quanto faccia schifo l’acqua gasata calda ! L’impressione, dopo averla bevuta, è quella di una lavanda gastrica. Eppure…quella c’era e quella abbiamo bevuto !

Ugo ci è venuto in soccorso con 5 o 6 litri di acqua fresca. Inutile dire che sono evaporati in pochi minuti.

Allo Jazzo del Demonio si sono uniti a noi altri tre camminatori.

Prima di ripartire abbiamo fatto una lunga sosta stesi per terra cercando qualcosa di simile al dormire.

La luna, le stelle, la grande quercia, il silenzio, l’aria fresca…

Qualcuno ha osato addirittura infilarsi una felpa !

C’è voluto molto coraggio per rimettersi in piedi e riprendere a camminare !

E di coraggio ce n’è voluto ancora di più quando, appena risaliti sul sentiero, anziché trovare più fresco nel punto più esposto, ci siamo ritrovati immersi in una bolla d’aria calda che toglieva il fiato.

“Speriamo che duri poco !” era il pensiero intimo che ognuno di noi certamente avrà fatto.

Ed invece: più il tempo passava senza novità e più aumentava la preoccupazione di dover arrivare a destinazione in quelle condizioni.

Per fortuna, dopo una trentina di minuti, un timido soffio di aria fresca ci ha ridato la speranza.

La nostra ostinazione è stata premiata ed il clima è ritornato decisamente più accettabile.

La cadenza era nuovamente alta forse perchè sapevamo che dopo 5 chilometri ci attendeva l’anguria!

Non era fredda (ovviamente) ma dolcissima ; uno sbrodolamento collettivo ci ha trasformati in carta moschicida. Ad aggravare la situazione ci si sono messi anche i fichi che, dopo un paio di chilometri, hanno avuto l’ardire di sbarrarci la strada.

Il lungo rettilineo che porta a Sanzanello era immerso nel buio. In lontananza, a sinistra, le luci dei paesi e a destra, in prossimità di Cecibizzo, il riecheggiare degli spari di un cacciatore insonne.

Il ritmo era altissimo ed eravamo troppo in anticipo sul nostro programma.

All’unanimità decidiamo quindi di sostare in prossimità della Cantoniera di San Magno.

Improbabili tentativi di appisolarsi, lo sgranocchiare di frutta secca, i bagliori di cellulari (dovevamo pur segnalare di essere ancora vivi !), il profumo del caffè.

A Sanzanello era ancora buio ma non per molto tempo.

La luna quasi piena che ci aveva accompagnato per tutta la notte iniziò a farsi da parte per lasciare spazio al bagliore che da est, lentamente, avanzava verso la nostra meta.

Senza alcuna esitazione, facciamo l’ultimo rifornimento di acqua e ci lanciamo per affrontare l’ultimo tratto. Questo è il più faticoso : c’è la stanchezza, c’è il caldo che ricomincia e… c’è la salita.

Avevamo accordi per una breve sosta all’area pic nic “I Suini di Bagnoli” ma…era prestissimo ! Un albero di pere selvatiche ci consente di “perdere” ancora qualche minuto. Alle 6,15 eravamo dietro al cancello. Per fortuna Vito era già sveglio e ci ha accolto con una decina di litri di acqua fresca e qualche caffè.

Ripartiamo attraversando quello che una volta era una distesa verde di bassa vegetazione e roverelle. L’idiota di turno aveva pensato di dare fuoco trasformando questo paradiso in un cumulo di scheletri. Anche qui “cannedde” e polpacci subiscono : graffi e cenere. Lo spettacolo apocalittico è così completo.

Eccola la salita che impietosa tira fino alla base del castello.

E’ presto e fa ancora fresco. La affrontiamo con passo svelto e con la speranza di fare prima che si inizi a sentire il caldo.

Alle 7,30 il sole inizia bussare sulle nostre fatiche ma noi, imperterriti, continuiamo.

Alle 8,00 siamo sotto il Castello che Federico II ha voluto qui ma non si sa ancora perchè.

Incredibilmente la fatica ha abbandonato le nostre gambe ed iniziamo a scherzare, corricchiare, fotografare e fantasticare come se non avessimo accumulato 40 chilometri.

La favola di questa esperienza unica si interrompe davanti allo spettacolo di decine di cartoni per pizza ed altri avanzi che si pavoneggiano al cospetto delle mura possenti del castello.

Non sappiamo se provare più rabbia verso gli autori di questo scempio o verso coloro che dovrebbero provvedere alla tutela di un così prezioso bene che attira turisti da tutto il mondo.

Scendiamo di un altro chilometro perchè ci aspettano ciambelle, pasticcini, caffè, latte e the. Da non dimenticare anche le fette di pecorino con un velo di marmellata di arance amare e zenzero. Divine !

Un lungo lavoro di rientro con le auto prima di una doccia, un pasto ed un letto.

Non pretendo, con questo racconto, di aver fatto comprendere a “chi non cammina” i piaceri della vita escursionistica.

Voglio provarci ancora con una frase storica, senza alcuna intenzione di accomunare le due vicende.

A chi gli chiese “Perchè vuole scalare l’Everest ?”, George Mallory rispose : “Perchè c’è !”

Un pensiero riguardo “Perchè c’è

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