C sciat facenn !?

Quanti anni sono passati da quella domenica ? Venti, venticinque ? Non ha importanza…sono tanti.

Dopo una faticosa escursione, avevo parcheggiato l’auto nel mio garage e rientravo a casa con lo zaino sulle spalle ed un abbigliamento molto differente da quello “cittadino”.

Due ragazzetti di 14 -15 anni su un motorino scassato, forse a caccia di qualcuno da scippare, si rivolsero amabilmente a me con questi versi poetici: “Uè ! U’ scem ! C va facenn !?”  Mi corre l’obbligo di tradurre la preziosa declamazione a beneficio di chi legge queste righe al di fuori della regione Puglia : “Ei, tu ! Scemo ! Che stai facendo ?”

La prima reazione, comprensibile, sarebbe stata quella di scaraventarli per terra e dedicargli una tarantella di schiaffi, ma la tranquillità ed il benessere che avevo accumulato durante la giornata mi fermarono e mi fecero riflettere.

Mi accorsi che, in effetti, i due allievi di Oxford che avevo incontrato, non sapevano nulla di quello che “andavo facendo”.

In quel momento compresi che avrei dovuto trovare il modo affinchè tutti potessero comprendere ciò che io e altri pochissimi pazzi facevamo da anni durante le nostre domeniche ( e non solo).

Il mio sogno era che un giorno, mia figlia, avrebbe incontrato al ritorno da una escursione quei due imbecilli in motorino e li avrebbe derisi chiedendo loro : “Ma che fate ?”.

Ovviamente questo incontro auspicato non è poi mai avvenuto e i due ragazzini sicuramente saranno diventati docenti universitari presso una delle migliori facoltà al mondo.

Qualcosa però penso di averlo messo in moto dedicando anni ed anni di tempo, passione, dedizione (e…vabbè basta così)  per la diffusione dell’escursionismo.

A distanza di oltre venti anni c’è tantissima gente “folle” come me che si carica uno zaino in spalla e si spupazza chilometri e chilometri sotto le suole dei propri scarponi. Tutto questo rinunciando alle comodità (effimere) che la vita 2.0 ci offre.

Ovviamente non posso certo ricondurre esclusivamente alla mia passione, la grande crescita del movimento escursionistico !  Allora sì che sarei un folle !

Penso che in questi venti e passa anni ci siano stati tanti piccoli “corradi” che sono riusciti a creare attorno a se un nucleo sempre maggiore di persone contagiate dalla folle passione.

Questo ragionamento mi è passato in mente in questa notte di settembre in cui una cinquantina di personaggi eterogenei si sono avventurati per una lunga escursione, organizzata dalla Pro Loco di Bovino, sui Monti Dauni : da Accadia a Bovino.

Michele Ferro, l’anima di questa iniziativa, ha raccolto questa ciurmaglia proveniente da diversi luoghi, attrezzata (in diversi casi) in modo superficiale e l’ha condotta lento (non tanto) pede lungo i 17, che poi sono diventati 19, chilometri.

Quello che molti di loro hanno scoperto solo durante il cammino è che c’erano anche alcuni metri di dislivello da superare. Non proprio pochi : 700.  Tre strappi violentissimi hanno messo alla prova i garretti dei partecipanti che in silenzio, ma bestemmiavano oh se bestemmiavano, hanno resistito stoicamente fino al termine.

In realtà gli ostacoli da superare non erano solo lunghezza e dislivello ma anche due soste pericolosissime: la prima dopo quattro chilometri presso il “Sambuco” dove abbiamo consumato quello che era stato definito un apericena ma che era in realtà una specie di pranzo di nozze.

Dopo aver abilmente superato anche la prova dei fiumi di aglianico tracannati ci siamo rimessi la strada sotto i piedi ed abbiamo affrontato il tratto più duro : la salita a Monte Tre Titoli.

Ho affrontato le rampe ripidissime con grande spinta e senza affanno. Non so se questo sia dipeso dai due bicchieri di Aglianico o dagli oltre trenta chili persi negli ultimi sette mesi.

Fatto sta che in vetta non ho avvertito la necessità di stramazzare al suolo ma sono restato in piedi ad ammirare quel panorama unico. I contorni dei monti erano appena percettibili e la luna, calante ma quasi piena, faceva del suo meglio per illuminare quella enorme distesa. Le luci dei borghi, delle città e quelle lampeggianti dei numerosi impianti eolici regalavano uno scenario da presepe.

“Quello è il Gargano. In quella direzione c’è Minervino.” E così via.

L’unico problema era il vento tesissimo e freddo che ci invitava a procedere con il cammino senza indugiare oltre.

Dopo ancora alcuni chilometri ecco la seconda tappa. Il colpo di grazia. Spaghettata a “Piana delle Mandrie”. Ovviamente non erano solo spaghetti ed ho avuto l’impressione che la trasgressione culinaria di questa sera, sebbene giustificata dalla fatica escursionistica, mi costerà inenarrabili penitenze nei prossimi giorni.

Erano le 3,00 quando siamo entrati in auto. Alle 4,45 eravamo a casa.

Chiamatemi pure zozzone ma non ho avuto la forza di “docciarmi”. Poiché non riesco a prendere sonno se prima non leggo qualcosa, ho ingoiato un capitolo di un libro da poco edito di una grande firma. Un polpettone immangiabile che mi è comunque servito a crollare. Finalmente.

A proposito : mentre noi eravamo a camminare sulla Daunia a voi nessuno ha chiesto “C sciat facenn” ?

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