Io lo so

Quante volte ho percorso il Giro dei cinque laghi o la traversata Grostè-Tuckett ? Una infinità di volte e con ogni possibile variante. Ogni volta provando sensazioni…come se fosse la prima !

Questo, però, l’ho già raccontato in altre occasioni.

Quello di cui forse non ti ho parlato è …quanto segue.

Per arrivare a Madonna di Campiglio, punto di partenza delle escursioni sopra indicate, si percorre la SS 239; inevitabilmente si incontra un mezzo pesante che arranca sulla salita e che rende interminabile il viaggio, ma che da la possibilità di osservare.

Si attraversa Pinzolo e, poco prima di uscire dall’abitato, lo sguardo si posa a sinistra su una costruzione isolata.

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Si tratta della Chiesa di San Vigilio, edificata nel 1362, che sovrasta il piccolo cimitero.

Un cannone della Grande Guerra è impettito, sull’attenti, davanti all’ingresso.

Sullo sfondo, splendide montagne, rendono meno triste quella visione.

Entrando nel cimitero ci si sofferma su vecchissime lapidi con foto annebbiate che rimandano a tanti anni indietro. Le date, di nascita e di morte, confermano che si tratta di storie avvenute oltre un secolo prima.

Eppure ti pervade un senso di pietà come se quelle storie le avessi vissute in prima persona.

Ti fermi a riflettere su una povera croce in legno, senza una foto, con una targhetta piccolissima.

Il tuo sguardo si ferma sulla possente parete della chiesa.

Lo sguardo sale, come attratto, verso un grande affresco situato sulla parte più alta dell’edificio.

Questo lungo dipinto di oltre venti metri, risalente al 1539, raffigura  la Totentanz: la danza della Morte.

La raffigurazione ha inizio con tre scheletri che suonano strumenti a fiato e prosegue con una lunga processione di personaggi.

Al di sotto delle figure si legge questo lungo monito :

 

Io sont la morte che porto corona / Sonte signora de ognia persona / Et cossì son fiera e dura / Che trapaso le porte et ultra le mura / Et son quela che fa tremar el mondo / Revolzendo mia falze atondo atondo.

Ov’io tocco col mio strale / Sapienza, beleza forteza niente vale. / Non è signor, madona nè vassallo / Bisogna che lor entri in questo ballo / Mia figura o peccator contemplarai / Sinche a mi tu diverrai.

Non ofender a Dio per tal sorte / Che al transire non temi la morte, / Che più oltre no me impazo in be’ nè in male, / Che l’anima lasso al giudice eternale. / E come tu avrai lavorato / Lassù hanc sarai pagato.

O peccator più no peccar no più / Che ‘l tempo fuge et tu no te n’ avedi / Dela tua morte che certeza ai tu ? / Tu sei forse alo extremo et no lo credi / De ricorri col core al bon Jesu / Et del tuo fallo perdonanza chiedi.

Vedi che in croce la sua testa inchina / Per abrazar l’anima tua meschina / O peccatore pensa de costei / La me à morto mi che son signor di ley.

O sumo pontifice de la cristiana fede / Christo è morto come se vede / a ben che tu abia de san Piero al manto / acceptar bisogna de la morte il guanto.

In questo ballo ti cone intrare / Li antecessor seguire et li succesor lasare, / Poi che ‘l nostro prim parente Adam è morto / Sì che a te cardinale no le fazo torto.

Morte cossì fu ordinata / In ogni persona far la intrata / Sì che episcopo mio jocondo / È giunto il tempo de abandonar el mondo.

O Sacerdote mio riverendo / Danzar teco io me intendo / A ben che di Christo sei vicario / Mai la morte fa divario.

Buon partito pilgiasti o patre spirituale / A fuzer del mondo el pericoloso strale / Per l’anima tua può esser alla sicura / Ma contra di me non avrai scriptura.

O cesario imperator vedi che li altri jace / Che a creatura umana la morte non à pace. / Tu sei signor de gente e de paesi o corona regale / Ne altro teco porti che il bene el male.

In pace portarai gentil regina / Che ho per comandamento di non cambiar farina. / O duca signor gentile / Gionta a te son col bref sottile.

Non ti vale scientia ne dotrina / Contra de la morte non val medicina. / O tu homo gagliardo e forte / Niente vale l’arme tue contra la morte.

O tu ricco nel numero deli avari / Che in tuo cambio la morte non vuol danari. / De le vostre zoventù fidar no te vole / Però la morte chi lei vole tole.

Non dimandar misericordia o poveretto zoppo / A la morte, che pietà non li dà intopo. / Per fuzer li piazer mondani monica facta sei / Ma da la sicura morte scapar no poi da lei.

Non giova ponpe o belese / Che morte te farà puzar e perdere le treze. / Credi tu vecchia el mondo abbandonare / Che no pe(s?)a… cu(elo?)… ch (morte?) fa fare.

O fantolino de prima etade / Come sei igenerato tu sei in libertade. / Fate bene tanto che siete in vita / Che come lombra tornerete in sepoltura / De li nostri deliti penitenza fate / Presto…

Ti chiedo scusa se in un momento particolare come questo ho riportato un testo che non mette allegria.

Ti comprendo quindi se non avrai voluto leggerlo tutto.

Sono però sicuro che il primo versetto sarai riuscito a leggerlo.

C’è una parola che certamente ti avrà fatto trasalire.

E’ tanto terribile quanto attuale.

Il senso della Danza della Morte è quello che stiamo vivendo quotidianamente e che, ne sono certo, ci aiuterà a riprogrammare il nostro futuro.

Ora io non so, e nessuno lo sa, quando questo incubo avrà termine.

Però io so che finirà. In un modo o nell’altro.

E a te, moglie, figlia, madre, fratello, sorella, zia … amico prometto che quando tutto questo finirà ti porterò lontano da questo orrore.

Ti porterò in un posto dove i tuoi occhi potranno perdersi nella bellezza.

Ti farò abbracciare forte dalle montagne mentre grandi rapaci vigileranno su di noi dall’alto.

Ti dimostrerò come una spessa coltre di neve sarà in grado di nascondere i fantasmi di questi giorni.

Le paure svaniranno dinanzi ad un panorama immenso.

La gioia di vivere ritornerà seguendo il volo di un nibbio o quello più lieve di un farfalla.

Il profumo della primavera tornerà ad inondare i nostri polmoni.

Ti farò dormire tranquillo in un bosco di faggi. Un piccolo fuoco ed un giaciglio di foglie per poter ascoltare il respiro della terra.

Potrai lavar via le tue angosce nelle acque gelide di un fiume.

Le tue gambe, il tuo cuore, la tua anima, ti porteranno dove non hai mai pensato di poter arrivare.

Riconsidererai e saprai rinunciare.

Rifletterai  e saprai apprezzare.

Quando su una ripida salita o su una lunga sterrata assolata il cuore pomperà più forte, il fiato si farà corto e le gambe bruceranno, scopriremo insieme, al termine, quanto sarà bello abbracciarsi.

Quella è la nostra meta, pertanto, adesso, spera, credi, prega, desidera, sogna.

Vivi.

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