Avoilì, avoilà

“Sei mai stato a Satriano per il Carnevale ? Nooo !?!? E’ una manifestazione straordinaria ! Ci sono i rumit, l’urs ! I lucani organizzano il Carnevale per loro, non per i turisti. Lo fanno Cicero pro domo sua ! Vacci, appena puoi !!!”

Come potevo ignorare queste parole di Vis che mi rimbombavano nella testa da tempo ?

Avevo, tra l’altro, bisogno di concedermi un fine settimana riposante (!?!) ed avevo pensato bene di cogliere al volo l’opportunità.

I pochissimi che avevano deciso di seguirmi in questa esperienza si sono magicamente moltiplicati a poche ore dalla partenza ed è così che il manipolo si è trasformato in un plotone di 22 curiosi viaggiatori alla ricerca di emozioni sepolte.

Poco prima di partire ho ricordato che in Lucania Fuori Strada avevamo inserito un capitolo (ad opera di Vis, ovviamente) su questo evento. L’ho riletto cercando fra quelle parole altre utili indicazioni che mi aiutassero a comprendere meglio il significato arcaico di fatti, personaggi, movimenti di questa antica tradizione. Mi è sembrato di avere un ventitreesimo partecipante (Vis, appunto) che con esperienza, curiosità, entusiasmo ha dato un prezioso contributo alla riuscita del “tranquillo week end di follia” che ci siamo concessi !

Ci siamo inoltrati in un paese apparentemente abbandonato, dove il silenzio cozzava paurosamente con la frenesia carnascialesca che aspettavamo di trovare.

Ma questa impressione è durata davvero poco : giusto il tempo di trovarci coinvolti nel pranzo nuziale che si teneva in piazza.

Donne vestite da uomini che sfoggiavano orgogliosamente i loro baffi posticci e le barbe dipinte.

Uomini orribilmente trasformati in donne che non riuscivano a nascondere pelame e lineamenti con trucco vistoso e sottane impresentabili !

Una lucida e travolgente follia amalgamata dai ritmi incessanti scanditi da tamburelli, fisarmoniche e chitarre.

Vino a fiumi, carne arrostita, fagioli, cipolle e peperoni cruski.

Un crogiolo di colori, profumi, suoni ed emozioni in cui è inevitabile trovarsi coinvolti.

Senza chiederlo, senza costrizioni ci siamo trovati ad essere parte di quella messa in scena. La voglia, la pazzia, l’incoscienza e l’allegria (per dirla con Vinicius de Moraes, Toquinho ed Ornella Vanoni) tipici di ogni buon escursionista sono esplosi improvvisamente.

Le gambe hanno iniziato a muoversi al ritmo della pizzica, il vino ha gorgogliato abbondante nel gargarozzo, gli occhi cercavano frenetici di immortalare ogni dettaglio.

Al termine delle abbondanti libagioni, l’allegra e nutritissima brigata si è spostata al Municipio dove, fra ritmi indiavolati e canzoni di una tristezza struggente, gli sposi hanno incontrato alcune figure tipiche di questo Carnevale : ‘u Urs e la Quaresima.

Quest’ultimo è senza dubbio il personaggio più inquietante, non solo per il modo in cui viene raffigurato, ma anche e soprattutto per il suo significato.

Il Carnevale , infatti, è la festività che conclude il rigido inverno. Le Quaresime sono donne tristi, affamate che portano i loro bimbi debilitati dagli stenti. Alcuni di questi pargoli sono in una culla che la Quaresima tiene abilmente sulla testa, anche mentre balla !

Il corteo nuziale si snoda quindi lungo gli stretti vicoli del centro storico. Una ex fidanzata dello sposo urla tutto il suo dolore. Una giovane donna partorisce fra le urla dei presenti…

E’ inutile ricordare che l’intera serata procede fra musica (incessante, per l’intero fine settimana), balli e … vino (naturalmente !!!)

La “festa” in senso stretto si svolge di domenica.

Ha un ritmo del tutto diverso da quello del sabato.

Il paese è avvolto da un silenzio irreale.

Nel centro storico qualche timido tamburello ricorda a tutti il motivo per cui ci si è ritrovati lì in questa giornata.

E poi un cantastorie ti coinvolge con i suoi racconti, invitando a riflettere su i “corsi e ricorsi storici” della nostra storia più o meno recente. Sempre attuale !

..e poi una fisarmonica inizia a riproporre alcune note e ritmi.

Non puoi esimerti dall’indossare una corona di edera.

E’ un crescendo rossiniano che lentamente, attraversando momenti a base di vino e porchetta, accompagna al momento “clou” della tradizione : U Rumit.

La vestizione dei Rumit è abbastanza lunga; forse hanno dato il tempo a migliaia di visitatori di accalcarsi all’ingresso del Parco Spera.

Ed ecco calare il silenzio.

131 Rumit (uno per ogni comune della Lucania), dopo aver lanciato un urlo selvaggio, scendono dal bosco verso il pubblico. Fotocamere e telecamere impazziscono nella ricerca del dettaglio, nella cattura del momento, nell’equilibrio della luce, del bianco.

Quando l’ultimo Rumit attraversa il varco, si scatena l’impossibile.

Musica, maschere, ritmi incessanti accompagnano la giornata fino alla fine.

Voglio fermarmi qui nella descrizione di questa “straordinaria” (termine caro a Vis) esperienza; sarebbe ingeneroso riassumere in poche righe tutte le sfumature di questa interminabile “due giorni”.

Vorrei invece soffermarmi per alcune brevi considerazioni.

Molto spesso immaginiamo che questi riti (sì, perchè di un rito si tratta) siano una peculiarità degli anziani ; spesso diciamo che “è un posto per vecchi”.

Niente di più falso !

Il Carnevale viene organizzato dai giovani che stanno lentamente riconquistando le proprie origini e si stanno impegnando nel valorizzarle facendole conoscere al mondo esterno, coniugando il tutto con una follia sobria (per quanto si possa definire tale) e con una attenta cura ecologista. Stiamo parlando di una “foresta che cammina” dopo tutto !

L’attenzione maniacale per la differenziazione dei rifiuti lascia capire che “se si vuole si può” ! Se si riesce a non lasciare rifiuti durante un carnevale demenziale…figuriamoci se ciò non si riesce a realizzare nei restanti giorni dell’anno !

Questi giovani hanno perfettamente compreso che in un una terra avara di lavoro, il rilancio delle tradizioni può trasformarsi in una saggia occasione di ricchezza: nell’occupazione e nella tradizione !

Restando semplici si può trovare la chiave del domani.

Questa semplicità richiama prepotentemente quella dei loro e dei nostri avi che con poco…avevano tutto.

Ai tanti che inseguono il divertimento e la ricchezza abilmente mimetizzati in inutili orpelli ( cellulari di ultima generazione, effetti speciali, tecnologia, consumo sfrenato) vorrei segnalare … (e qui tiro un respiro profondo mentre ascolto con piacere ancora i cori che cantano Satrianesella, Lass a mamt e vin cu me, Tuppe tuppe, Chicchiricchi…) che ci si può arricchire, soprattutto nel cuore e nello spirito, con un canto, una corona di edera, una maschera improvvisata, un bicchiere di vino…

Con poco, con un sorriso !

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